Alexsandr Zavarov: l’ex juventino che dice no alla guerra

zavarov

Alexsandr Zavarov, ex stella dell’URSS, qualche giorno fa ha fatto la sua giocata migliore, rifiutando una chiamate alle armi da parte del governo di Kiev.

Zavarov, infatti, ha rifiutato di partire le la guerra di Donbass. Ha ricevuto la chiamata alle armi, il governo del suo paese sta inoltrando la “cartolina” a molti cittadini ucraini, ma non nessuna intenzione di imbracciare il fucile contro i separatisti filorussi. “Non andrò mai a fare la guerra dove vivono la mia famiglia, i miei figli e dove sono sepolti i miei genitori – ha detto l’ex calciatore – voglio che arrivi la pace”. Un gesto da fuoriclasse per uno che in campo la classe l’ha sempre fatta vedere a sprazzi.

I suoi anni migliori furono quelli alla Dinamo Kiev quando l’allenatore Valerij Lobanosvkji riuscì a fargli esprimere tutto il potenziale in suo possesso. In quel periodo le sue prestazione furono ottime, tanto che un certo Andriy Shevchenko l’ha più volte definito il giocatore ucraino più forte di sempre. La grande occasione Zavarov ce l’ha nel 1988 quando la Juventus lo chiama con un compito quasi impossibile: sostituire Michel Platini. Il fantasista doveva diventare i leader di quei bianconeri allenati da Dino Zoff, ma per via di un carattere veramente schivo non esplode mai. Non impara l’italiano e, infatti, gira sempre con una guida, è riservato e solitario. La stampa dell’epoca lo definì “un corpo estraneo alla squadra”.

La prima stagione è deludente e passa alle cronache solo per aver rifiutato una convocazione dell’allora nazionale di lega (una rappresentativa dei migliori giocatori della serie A italiana) che avrebbe dovuto incontrare la Polonia. Il motivo è che ad allenare quella selezione c’è Arrigo Sacchi. Lo stesso Sacchi che si era permesso di criticare le giocate di Zavarov. Lo Zar, come era chiamato dai tifosi, decide allora di fingersi malato.

La seconda stagione la Juventus decide ancora di puntare su di lui e, per rendergli la vita sociale un po’ più facile, gli compra anche un connazionale. Sergei Aleinikov, un centrocampista di origine bielorussa. Proprio, però, per via di questa origine i due che dovevano diventare grandi amici si trattano con indifferenza per tutta la stagione. Zavarov lascerà l’Italia al termine dell’annata 1989/90. Sembrerebbe, inoltre, che visti gli imminenti mondiali di Italia ’90, dove avrebbe partecipato anche l’URSS, il governo russo abbia costretto lo Zar a giocare non impegnandosi del tutto, per dosare le energie in vista del campionato del mondo.

Il biennio italiano di Zavarov si conclude con 60 presenze, 7 gol , una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Finisce in Francia, al Nancy, ironia della sorte un’altra squadra dove aveva giocato Michel Platini. Un talento inespresso che sicuramente poteva dare molto di più al mondo del calcio. Oggi, però, con questo suo deciso “no alla guerra”, ha dato molto di più al mondo, il che non è affatto secondario.

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