Ali Dia: il “bugiardo” che a 31 si ritrovò in Premier League

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Può un giocatore scarsissimo conquistare la Premier League? Ali Dia, grazie alle sue bugie, c’è riuscito.

Ali Dia è uno scarsissimo giocatore senegalese, nato a Dakar il 20 agosto 1965, si trasferisce sin da giovanissimo in Francia per riuscire a sfondare con il calcio. Il suo primo decennio di carriera è nei bassissimi fondi dei campionati francesi, così bassi che anche i siti di statistiche e numeri fanno fatica a raccontarci quanti presenze o gol abbia mai fatto in quel periodo. Poi a 30 anni circa, l’attaccante africano, eccolo transitare per diverse squadre finlandesi, per il Lubecca in Germania e al compimento del 31esimo anno provare l’avventura oltre manica.

In Inghilterra, Ali Dia, si accasa al Blyt Spartans, misconosciuta squadra dilettantistica di una cittadina sul mare all’estremo nord britannico. Qua rimane tre mesi giocando solo una partita. Insomma il valore di questo senegalese sembra effettivamente molto basso.  Anche il più mediocre dei giocatori può, però, avere una giocata fenomenale.

È il novembre 1996, siamo nel pieno del mercato di riparazione inglese. Ali Dia ha 31 anni ed ha anche un amico fidato pronto a fare di tutto per aiutarlo. Anche a fingersi il Pallone d’oro George Weah e provare a fare da garante del valore di Dia. Questo fantomatico amico, quindi, alza il telefono e si spaccia per l’ex centravanti rossonero e chiama Harry Redknapp proponendogli il suo forte cugino, un attaccante tutto velocità e potenza. L’allenatore del West Ham capisce, però, subito che si tratta di una truffa e declina l’offerta.

Il “finto” Weah, però, non si dà per vinto, alza nuovamente il telefono per parlare con Graeme Souness, manager del Southampton. Il tecnico scozzese si fa imbambolare dalla parlantina (si “beve” che Dia vanti 13 presenze nella nazionale del suo paese e un glorioso passato nel Paris Saint Germain) e, non domandandosi come mai uno delle Liberia possa avere un parente in Senegal, decide di ingaggiare il calciatore. Souness gli fa firmare un contratto mensile.

Dia è inizialmente convocato per una partita della squadra riserve contro l’Arsenal, ma un nubifragio fa saltare l’incontro. I giorni seguenti si allena regolarmente con il Southampton, i compagni lo definiranno come un corpo estraneo e, infatti, alimentano i primi dubbi.

Ora viene il bello: è il 23 novembre 1996 e il Southampton incontra il Leeds United in campionato. Graeme Souness, un po’ a sorpresa, porta anche Dia in panchina. Già l’essere finito tra le riserve di un incontro di Premier League potrebbe bastare per definire questa come una delle più grandi truffe del calcio, ma c’è di più. Matthew Le Tissier, non un giocatore qualsiasi ma la più grande bandiera dei Saints  ad aver mai indossato quella maglia, si infortuna. È il 32esimo del primo tempo e il mister decide di buttare dentro Dia: “Vai cugino di Weah, fammi vedere quanto vali!”

Il senegalese ha il numero 33 sulle spalle e i movimenti – come dirà Le Tissier poi – “ricordano il cerbiatto Bambi spaventato che corre sul ghiaccio”. Ogni minuto che passa fa aumentare l’imbarazzo della situazione. La partita il Southampton la perde 2 a 0. La dignità, Ali, la perderà, invece, per sempre. In campo, tra l’altro, rimane solo 53 minuti dato che Graeme Souness, rendendosi conto della fregatura che gli avevano rifilato, lo toglie facendo entrare il difensore Ken Monkou. “Così va il mondo, mi sento raggirato” dichiarerà l’allenatore scozzese.

Dopo quell’incontro il contratto di Ali viene rescisso. I tifosi del Southampton, però, per non scordarsi mai questa meravigliosa storia, gli dedicano un coro: Ali Dia is a liar, is a liar!

Il calciatore, invece, dopo questa geniale truffa, finisce a giocare in una serie minore inglese. Poche partite e, da lì a breve, smetterà definitivamente con il calcio. La speranza è che abbia, perlomeno, continuato con le bugie.

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