Alviero Chiorri: il marziano che giocava solo per il gusto di farlo

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C’è un giocatore che, in una recente intervista, Renzo Uliveri ha definito più forte di Roberto Baggio e Roberto Mancini. Si tratta di Alviero Chiorri, ex Sampdoria, Bologna e Cremonese, fantasioso e imprevedibile attaccante che, negli ’80, fece innamorare tanti tifosi delle sue giocate anche se la discontinuità gli segnarono una carriera che poteva essere sicuramente più prestigiosa.

Alviero nasce a Roma il 2 marzo 1959, a 16 anni viene acquistato dalla Sampdoria ed esordisce subito in Coppa Italia una partita che, gli spettatori dell’epoca confermano, fa subito capire di che pasta è fatto questo ragazzo. L’anno dopo è il 1977, in Inghilterra si radica il punk. Dalle parti di Viareggio Chiorri, il più punk dei calciatori, porta la formazione primavera della Sampdoria a vincere la Coppa Carnevale (unica nella storia della società genovese). Le sue giocate sono come accese una cresta colorata e dirompenti come un giro di basso dei Sex Pistols. Esordisce anche in serie A, non ha neanche 18 anni e, a fine stagione, colleziona 8 presenze e 2 gol. Un contributo che, però, non aiuta i blucerchiati a evitare la retrocessione.  Nonostante ciò nasce “Il Marziano”, con questo nomignolo infatti i tifosi liguri iniziano a chiamare Alviero, un giocatore unico, distratto, fuori dal comune. È un “marziano” Chiorri, anzi è “Il Marziano”.  Ha un evidente disinteresse per la vita che fanno i giocatori, non ama il sacrifico e anche guadandogli i piedi è decisamente unico. Gioca con le scarpe spaiate: alla destra sei tacchetti di ferro per rendere il piede d’appoggio più stabile, la sinistra con 13 tacchetti di gomma pere rendere più leggero e agile il piede con il quale calcia.

Per un giocatore così fantasioso e talentuoso finire in un campionato così grezzo (come era la serie B sul finire degli anni ’70) non aiuta a proteggere le sue qualità. Alviero Chiorri è discontinuo, quella stessa discontinuità che fu per tutta la sua carriera un’insormontabile croce. Come giocatore, se solo si fosse applicato di più, è perfetto: forte nel gioco aereo, con un fisico non certo leggero, un piede sinistro da favola e una visione tattica più unica che rara. Manca la continuità, quindi, non certo il talento.

Finita l’esperienza a Genova, sponda Sampdoria, si trasferisce alla Cremonese dove nel 1992 termina la carriera giocando, ironia della sorta, l’ultimo suo incontro nei professionisti proprio contro la “sua” Sampdoria. Alviero Chiorri, nel corso della sua carriera, assapora anche la maglia azzurra, una storia assurda degna di un fuoriclasse.

Corre l’anno 1977, c’è la prima edizione dei mondiali Under 20 e si gioca in Tunisia. Italo Acconcia, allora selezionatore degli azzurrini, convoca anche Chiorri. Arriva la comunicazione da Coverciano, ma il fantasista sampdoriano spiazza tutti: «Voi siete pazzi, io devo andare al mare con gli amici, non vengo!». Da quel giorno addio alla maglia azzurra. Ma non è l’unico gesto folle della sua carriera, la prima volta in prima squadra, convocato da Bersellini, si presenta con un look stravagante quando tutti i suoi compagni erano in giacca e cravatta. «Tre orecchini, catenona d’oro, bermuda e sandali. Venivo direttamente dalla spiaggia – racconta Chiorri- non capivo che ero un professionista. Avevo una testa diversa, volevo solo divertirmi, e lo facevo, in campo e fuori. Alla Samp eravamo un bel gruppo, frequentavamo un bar dove suonavano i New Trolls, presto siamo diventati amiciAlviero Chiorri, d’altronde, anche quando è in campo si veste “strano”: maglia fuori dai calzoncini e calzettoni rigorosamente abbassati alle caviglie.

Un giocatore così che fine può aver fatto? Ovviamente lontano dal calcio, ma vicino al mare. Alviero Chiorri si è trasferito a Cuba con tutta la famiglia e se gli si prova a domandare, ma cosa fai nella vita? La risposta è impossibile da fraintendere: «ozio!». “Il Marziano” colui che veniva da un altro pianete, non si quale, ma di certo non quello del calcio.

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