Ancelotti rischiò di rovinare la carriera a Baggio

Baggio vs AncelottiBaggio ha avuto spesso un cattivo rapporto con gli allenatori, anche con quelli di altre squadre. Ancelotti fu tra questi.

Se hai l’opportunità di prendere Roberto Baggio, coglila al volo. Questo sarebbe dovuto il pensiero di qualsiasi allenatore italiano nell’estate del 1997, quando il Divin Codino aveva appena lasciato il Milan ed era in cerca di una squadra.

Eppure, in quella stranissima sessione di mercato, per Roby non si mosse foglia per molte settimane. Certo, alcune trattative erano state intavolate ma, per un motivo o per un altro, nessuna di questa andò a buon fine.

L’attaccante cercava una squadra dal sapore provinciale ma in grado di competere per la cima della classifica. Una squadra in cui il bel gioco gli permettesse di ritagliarsi il suo spazio. Sullo sfondo, la riconquista della Nazionale giusto in tempo per i mondiali del 1998.

Il Parma sembrava la scelta giusta. Il sodalizio avrebbe avuto la benedizione del presidente Tanzi e di tutti i tifosi. Il sogno svanì per un “no”. Il rifiuto, secco, venne dalla classica persona che non ti aspetti: Carlo Ancelotti, all’epoca allenatore dei gialloblù.

Inspiegabile, per un uomo che di calcio ne ha saputo sempre tanto.

Una scelta che stava per costare la carriera a Baggio. Se non avesse trovato una squadra entro qualche giorno, sarebbe emigrato nella Premier League, e la sua esperienza con gli Azzurri sarebbe finita lì (a quel tempo l’usanza era di non chiamare i giocatori in terra straniera).

A rivelare il retroscena è stato lo stesso Ancelotti il quale, ovviamente, si è pentito della sua scelta. Un pentimento dovuto: in quell’anno Baggio – con la maglia del Bologna – mise a segno 22 gol.

Ripensandoci oggi sono stato un pazzo. Come puoi rinunciare a uno come Baggio? Ero giovane e non avevo il coraggio di addentrarmi in una cosa che non conoscevo a sufficienza, un altro modulo. Del 4-4-2 sapevo tutto”.

Il 4-4-2, è questo il motivo del rifiuto. Lo stesso modulo che contribuì al deterioramento del rapporto tra Baggio e Sacchi – fin dai tempi del mondiale americano. In effetti, nel sistema sacchiano, ereditato da Ancelotti, non c’era posto per un “nove e mezzo” (cit. Platini) come il Divin Codino.

Eppure Roberto Baggio val bene un modulo tattico, soprattutto se è il Baggio del 1997-1998.

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