Anni 60′: la classe immensa di Angelo Domenghini

la storia di angelo domenghiniTutta la storia di Angelo Domenghini, uno degli attaccanti più forti degli anni ’60. Vi raccontiamo tutte le tappe della sua straordinaria carriera.  

Angelo Domenghini è stato uno dei migliori giocatori italiani degli anni ’60. Dopo aver iniziato da attaccante nell’Atalanta, si afferma nell’Inter, alternandosi al centro oppure sull’esterno, dimostrando doti tecniche di grande rilievo. Il suo miglior periodo è però quello trascorso al Cagliari, quando riesce a dare vita ad una vera e propria rivoluzione tattica, incarnando il primo vero grande tornante capace di ricoprire tutta la fascia, mostrando analoga efficacia in fase di attacco e di ripiegamento.

Arrivato sull’isola nel quadro dello scambio che porta allo stesso tempo Boninsegna sulla strada di Milano, Domenghini si ritrova ben presto nel pieno di un esperimento destinato a sconvolgere gli equilibri del calcio italiano. Nel Cagliari di Scopigno si rivela una pedina tattica fondamentale, permettendo alla squadra sarda di trovare l’incredibile equilibrio simboleggiato dalle sole undici reti subite nel corso del torneo 1969-70, ovvero quello che vedrà Gigi Riva e compagni fregiarsi del titolo di campioni d’Italia, destando grandissima sensazione in un mondo abituato al dominio degli squadroni settentrionali.

Un Cagliari incredibile, capace di affermare una serie di mutamenti a livello tattico che hanno poi fatto da base per il calcio degli anni ’70, come ad esempio il libero fluidificante, Cera, pronto a rintuzzare l’azione avversaria, ma anche a costruire il gioco da vero e proprio regista difensivo.

Di quel Cagliari Domenghini è uno degli esponenti più rappresentativi, dall’alto di una classe cristallina, ma mai fine a sé stessa. La grande capacità motoria che ne distingue l’azione, soprattutto alla fine degli anni ’60, quando la tecnica è sorretta nella maniera più adeguata da grandi capacità podistiche, si rivela la base per portare a compimento il piano tattico di Scopigno, permettendo alla squadra isolana di trovarsi sempre con un uomo in più, sia in fase di attacco che in ripiegamento.

La vera particolarità di Domingo, come viene affettuosamente ribattezzato dai suoi fans, è però quella di unire le due funzioni nella maniera più alta, proprio grazie a doti tecniche eccellenti e di un senso tattico innato. Doti poi messe anche al servizio della nazionale di Valcareggi, pronto a capire che proprio l’interpretazione del ruolo data da Domenghini può essere la chiave per la rinascita di una selezione rimasta spesso indietro proprio da un punto di vista squisitamente tattico in un calcio che invece proprio in quegli anni sta proponendo grandi mutamenti, di fronte ai quali il catenaccio in voga sui campi della penisola si rivela sempre più inadeguato.

Come dimostrano ampiamente i mondiali del 1970 in terra messicana, quando proprio Domenghini è l’anima della squadra che cederà solo di fronte all’immenso Pelè.Dopo di lui arriveranno altri grandi tornanti, come Causio, Claudio Sala, Bruno Conti, ma proprio a Domenghini rimarrà il merito di aver portato al massimo livello un ruolo sino a quel momento considerato una sorta di ripiego per giocatori non particolarmente portati in fase offensiva.

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