Anni 70′: Claudio Sala, il poeta del Toro

salaLa storia della forte mezzala del Torino anni 70′. Era soprannominato il poeta: finalmente capiremo il perché.

Claudio Sala è stato uno dei migliori giocatori italiani nel corso della seconda metà degli anni ’70. Un vero trascinatore con la maglia granata, che però non è stato mai sufficientemente apprezzato dal settore tecnico delle squadre nazionali, collezionando 18 maglie azzurre, senza mai però riuscire a ritagliarsi il ruolo che pure gli sarebbe spettato per classe e merito.

Arrivato al Napoli nell’estate del 1968, dopo aver fatto esperienza nel Monza, Claudio Sala fa subito vedere le doti che hanno spinto la dirigenza partenopea a sborsare la bella cifre di 125 milioni. Tecnica e corsa, riesce a prendere possesso della fascia e a scodellare cross a ripetizione per i propri attaccanti, andando poi a concludere personalmente l’azione se proprio non è possibile trovare altre soluzioni.

Alla fine dell’anno, arriva Orfeo Pianelli, alla ricerca di un possibile sostituto per il povero Gigi Meroni e offre quasi mezzo miliardo, più di tre volte quanto speso un anno prima. Il Napoli non ci pensa sopra, nonostante si sia liberato il posto sino a quel momento occupato da Omar Sivori e Claudio Sala passa dal caldo della Campania ai climi più rigidi del Piemonte.

Inizialmente la sua collocazione è quella della classica mezzala, ove lo collocano Mondino Fabbri e Giagnoni, ruolo in cui può far valere il suo estro, ma con un raggio di azione più limitato di quello che pure potrebbe ricoprire per attitudini podistiche. Sarà però Gigi Radice a capire che in quel ruolo è sprecato, mentre sulla fascia può trasformarsi in una vera furia. In effetti il suo dribbling è letale e la sua corsa ricorda quella di un altro grande tornante, Angelo Domenghini, il primo in grado di unire qualità e quantità ad altissimi livelli.

Sulla sua fascia di pertinenza non ce n’è proprio per nessuno e sui cross che manda in quantità industriale in area, costruiscono le loro fortune i gemelli del goal, ovvero Paolino Pulici e Ciccio Graziani. Anche a lui, i tifosi granata decidono di affibbiare un soprannome immaginifico, il poeta del goal, un degno tributo alla bellezza degli assist che sono il suo marchio di fabbrica.Un poeta che però non sarà mai pienamente compreso in Nazionale, ove  un vecchio cuore granata come Enzo Bearzot continuerà a preferirgli Franco Causio, forse meno redditizio di lui, ma più bello da vedere.

Probabilmente Bearzot non se la sente di fare a mano dell’affiatamento tra il leccese e i suoi compagni di club, anche perché l’attacco della selezione azzurra vede in quel lasso di tempo la presenza di Bettega e Paolo Rossi. Insomma, il Torino vede completamente sacrificato il suo miglior reparto, l’attacco, alla ragion di stato, anche se sono in molti ad affermare che il blocco torinista all’attacco potrebbe essere una ulteriore risorsa per una Italia in crescita dopo il disastro di Stoccarda.

Purtroppo, per Claudio Sala la nazionale si rivelerà alla fine matrigna, con tanti scampoli di gara, ma mai una reale occasione per far vedere anche in campo internazionale  le doti che tutti gli riconoscono in Italia. Un destino che del resto lo accomuna a tanti altri campioni che probabilmente avrebbero meritato di più, ma spesso sacrificati ad esigenze più o meno chiare.

Condividi questa storia
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>