“Ci penso io, lo tiro io il rigore”. Il portiere con il sogno del gol

gregoriLa storia del portiere del Verona che voleva tutti i costi finire sul tabellino dei marcatori. Alla fine ci riuscì. Ecco come.

Attilio Gregori è stato un portiere con numerose partite in serie A, ha difeso la porta del Genoa, dell’Udinese e dell’Hellas Verona. Proprio con i colori gialloblu ha legato i suoi ricordi migliori. Un numero uno pazzo, non troppo alto che faceva della reattività la sua arma segreta. Ricordava un po’ Angelo Peruzzi e se non fosse nato in un periodo storico pieno di fortissimi portieri (Pagliuca, Marchegiani, Toldo, Bucci) probabilmente la sua carriera avrebbe potuto essere ancor più di livello.

Forte con le mani, ma fortissimo con i piedi. A fine allenamento la sua era una costante: “Ti prego mister, qualche minuto in mezzo al campo”. Nella stagione 90/91 l’Hellas è in serie B e l’allenatore è Eugenio Fascetti. La squadra punta alla promozione in serie A e, a gennaio, c’è un delicato incontro contro il Messina. Serve la vittoria, ma la squadra perde 2 a 1. Attilio Gregori decide allora di prendere palla e immolarsi verso la porta avversaria. Uno, due, tre dribbling e il numero uno arriva a centrocampo. Fascetti, non uno tenero con le parole, gli strilla ripetutamente: “dai via quella palla!”.

Nulla Gregori non sente, vuole che dai suoi piedi possa nascere il gol del pareggio. La realtà, però, è tristemente un’altra. Dopo l’ennesimo funambolico tentativo di saltare un avversario  perde la palla che finisce ad giocatore della formazione siciliana. Messina tre, Hellas Verona uno. Poi quell’Hellas chiuse comunque al secondo posto, conquistò il ritorno in massima serie e il folle errore di Gregori non lo ricordò più nessuno.

Passano un paio d’anni, ma non passa la voglia di Gregori di  giocare con i piedi. Nel 1993 ci riprova. I gialloblu sono di nuovo in serie B, questa volta in panchina c’è Eddy Reja e la squadra è costruita per tornare subito tra i “grandi”. La stagione è però una di quelle storte, un triste campionato di centro classifica che finisce già a metà anno. Il 20 maggio, quindi, si gioca un Verona – Venezia  in un Bentegodi deserto. La classica partita senza motivazioni. I lagunari vanno in vantaggio, ma un derby è sempre un derby. Ecco, allora, un rigore per il Verona.

Prytz, il rigorista, è infortunato e in campo c’è indecisione. Reja, dalla panchina, non ha la prontezza giusta per decidere a chi farlo calciare. Dalla metà campo si sente un urlo:Ci penso io, il rigore lo tiro io!. È di nuovo Gregori che partendo dalla propria porta corre velocemente in area ad altezza del dischetto. Nessuno dice niente, sono tutti increduli e poi in allenamento – avranno pensato i suoi compagni – Attilio con i piedi è un fenomeno. Dagli undici metri il suo sinistro è una bordata terra area e la palla va fuori. La partita poi finirà 1  a 1 e Gregori si sentì un po’ più sollevato.

Attilio Gregori oggi è diventato un allenatore, collezionando alterne fortuna al timone di squadre dilettanti. Da portiere continuò a provarci in tutti modi. Voleva parare, ma dal profondo del cuore desiderava una rete. La trovò a fine carriera, era il 2003 e giocava in C/2 con la Lodigiani.  Un incontro contro il Frosinone, la squadra perdeva di un gol e l’allora 38enne uscì dalla propria porta per battere una punizione dal limite. Un gol alla Chilavert, un bellissimo sinistro che siglò il gol del pari. Poi i ciociari vinsero comunque 3 a 1, ma a Gregori importava poco: il suo sogno l’aveva realizzato.

Condividi questa storia
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>