Luigi Di Biagio, cronache dall’inferno

Luigi Di Biagio sprofonda nell'abissoCi sono cose che non si augurano nemmeno al peggior nemico. Come sbagliare un rigore in un mondiale. L’inferno di Di Biagio durato due anni.

C’è una scena, relativa ai mondiali del 1998, che è rimasta nell’immaginario collettivo degli italiani. Un tiro che si stampa sulla traversa, il rumore sordo del pallone che si infrange contro il legno, un giocatore che si accascia a terra.

Il protagonista è Gigi Di Biagio, tra i migliori centrocampisti dell’epoca, vittima e carnefice di quella spedizione azzurra.

Sbagliare il rigore decisivo nella partita che avrebbe garantito l’accesso ai semifinali è una disgrazia che un giocatore non augurerebbe nemmeno al suo peggior nemico.

“I rigori li sbaglia solo cha hi il coraggio di tirarli”. E’ questo la frase che si dice quando c’è un errore dal dischetto. Una magra consolazione per chi sbaglia. Una magra consolazione per Di Biagio, che ha vissuto un incubo durato due anni.

“Appena realizzai di aver colpito la traversa, persi coscienza di dove mi trovavo. Non mi ricordo nulla di ciò accadde dopo. Ho solo qualche immagine sbiadita: Albertini che mi tira su, Baggio che si avvicina, mi abbraccia e mi sussurra qualcosa”.

“Ho giurato a me stesso che non avrei tirato più un calcio di rigore in vita mia”. Eppure nel 2000 si è armato di coraggio e ha chiuso i conti con il destino.

Semifinale di Euro 2000, semifinale Italia-Olanda. Gli azzurri vengono da 120 minuti giocati in difesa. Sono stremati. Zoff deve decidere i cinque rigoristi, si avvicina a Di Biagio e lo informa che sarà lui il primo. Il giocatore cerca di ribellarsi ma l’allenatore lo liquida con due parole: “L’hai sbagliato una volta, non puoi sbagliarlo ancora”.

Cercare aiuto ai compagni non è una buona idea, anche perché Totti è sempre pronto a scherzare, anche a costo di risultare dissacrante: “Mamma se lo sbagli! Puoi andare a nasconderti”.

Si dice che il momento peggiore per chi batte un rigore sia la preparazione. Quei pochi metri che separano il giocatore dal dischetto. Una vera e propria discesa dagli inferi. Per Di Biagio si sarebbe rivelata una risalita ma lui non lo può sapere e la vive male, malissimo.

“Quasi tremavo dalla paura. E non sapevo nemmeno dove tirarlo. Arrivai sul pallone confuso ed emotivamente stremato”.

Pochi secondi dopo, la porta che si gonfia e un urlo di liberazione. Quello di Di Biagio, che due anni dopo la sua personale tragedia risalì dall’inferno.

 

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