Claudio Garella, il portiere “paperaro” che fece vincere lo scudetto al Verona

Garella portiereLa storia di Claudio Garella, il portiere dello scudetto del Verona. Da paperaro a campione.

Strana la vita del portiere: basta un errore per entrare nel mirino della critica, magari dopo una carriera passata a parare tutto quello che c’è da parare. C’è anche chi però riesce a fare un cammino inverso, passando da una sequela di errori clamorosi alla nomea di saracinesca, come è successo a Claudio Garella, il portierone dello scudetto veronese.

E’ la stagione 1977-78, quando Luis Vinicio decide che non c’è più spazio per Felice Pulici, il portiere del primo scudetto laziale, visto da O’Lione come un vero e proprio ostacolo al sistema di gioco che vorrebbe imporre anche alla Lazio, dopo aver portato il Napoli ad un passo dal titolo.

A dire il vero, a orientare il nuovo tecnico ci sarebbe anche la volontà di tagliare decisamente i ponti con un passato ingombrante, nel quale lo spogliatoio è stato praticamente ingovernabile.

Tra i senatori, è rimasto in pratica solo Pulici e proprio lui si trova a pagare il conto della furia iconoclasta di Vinicio. Al suo posto subentra Garella, fisico da corazziere, ma ancora tutto da scoprire a certi livelli. Purtroppo l’impatto con la realtà biancoceleste si rivela troppo duro per lui, anche perché incappa subito in una serie di errori clamorosi che ridanno fiato ai nostalgici del suo predecessore. La fine di Garella, ormai ribattezzato Paperella, è ormai segnata, ma per fortuna la vita riserva spesso una seconda occasione.

Passano gli anni e dopo essersi ripreso a livello psicologico a Genova, sulla sponda doriana, passa al Verona, ove Bagnoli non esita a dargli fiducia. Lui ripaga il tecnico con una serie di prestazioni stupefacenti, che non di rado portano punti sonanti alla causa scaligera. In certe giornate è praticamente imbattibile, dall’alto del suo metro e ottantaquattro, centimetri che gli vengono utili quando c’è da allungarsi per parare tiri all’apparenza imprendibili.

Anche a Roma iniziano ad interrogarsi: ma è davvero quel Garella che da noi faceva papere una partita sì e l’altra pure? In effetti è proprio lui, solo che adesso gode della fiducia dell’ambiente e non è più costretto a fare i conti con fantasmi ingombranti.

Ad un certo punto, para talmente bene che la critica specializzata lo indica come il vero segreto del Verona il qualesi avvia a vincere il suo unico scudetto della storia. Per proteggerlo, Bagnoli, uno che di calcio se ne intende, cerca di sottrarlo alle luci dei riflettori affermando che non sa neanche bloccare una palla. Una esagerazione, ma il tecnico ha capito perfettamente come Garella sia tanto forte da un punto di vista strettamente tecnico, quanto lacunoso sotto l’aspetto psicologico.

Quello che Vinicio, troppo preso da sé, non era riuscito a capire qualche anno prima. Alla fine Garella potrà togliersi qualche sassolino dalle scarpe e far capire che insomma tanto scarso lui non è e non lo è mai stato. Forse a Roma se ne ricorderanno quando alcuni decenni più tardi in altro portiere appena arrivato, Muslera, inizierà la sua avventura capitolina collezionando papere. Per su fortuna, stavolta decidono di attenderlo…

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