Coppa Italia 1966/67: il Milan la “ruba” al Padova

padova-66-67È la stagione 1966/67 e in finale di Coppa Italia ci sono il Milan di Gianni Rivera e il Padova. Squadra che allora militava in serie B.

Non è la prima volta che una squadra cadetta arriva in finale, è già successo nel 1961/62 quando il Napoli riesce addirittura a vincere la competizione contro la Spal. Questa del Padova è comunque un’impresa, soprattutto perché la società non sta attraversando un periodo storico particolarmente positivo. È retrocessa in serie B nel 1960/61 e, oltre a non essere mai andata vicino al ritorno nel massimo campionato, sta vivacchiando facendo annate anonime da centro classifica. L’anno prima di questo impresa di coppa si è concluso, ad esempio, con un nono posto e, guardando al futuro, nel 1968/69 arriverà anche l’incredibile retrocessione in serie C.

Torniamo però a questa stagione. Il Milan è reduce dal biennio Liedholm (un secondo e un settimo posto) e in questa nuova annata, il tecnico è Arturo Silvestri (verrà poi sostituito da Nereo Rocco). I rossoneri in campionato non vanno bene (arriveranno ottavi, peggior piazzamento del decennio) ed hanno bisogno di un trionfo per far risalire quotazioni e morale. La Coppa Italia appare, quindi, il terreno ideale per questa impresa.  Primo turno agevole sul campo del Pisa, uno 0 a 3 senza attenuanti.  In quello successivo si supera il Modena, solo ai supplementari e con non poche difficoltà, poi è il momento dell’eliminazione del Torino e della vittoria corsara sul Lecco nei quarti di finale. In semifinale c’è la Juventus e, nonostante il valore maggiore dei bianconeri che vinceranno anche lo scudetto, il Milan riesce ad ottenere il passaggio del turno. Partita giocata, inoltre, a Torino. Quest’edizione della Coppa Italia, infatti, prevede tutte partite secche. In 90 minuti si gioca il destino.

Dall’altro lato del tabellone ecco il Padova.  I biancorossi sono allenati dall’italo-argentino Humberto Jorge Rosa, ex giocatore di Juventus, Lazio e, appunto, Padova. Il suo ritorno in veneto coincide nella sua prima esperienza in panchina. È un tecnico giovane, ha appena 34 anni. Nella rosa di questa squadra non ci sono grandi nomi, solo un 19enne tale Alberto Bigon che poi vincerà un tricolore da giocatore con il Milan e uno da allenatore con il Napoli.  Il cammino del Padova è subito incandescente, all’esordio c’è infatti il derby con il Venezia. Solo i supplementari permettono di avere avanti dei lagunari. Poi l’entusiasmo porta alle vittorie contro Palermo e Varese. Nei quarti di finale un nuovo ostacolo, il Napoli. Con i partenopei sono nuovamente i tempi supplementari gli alleati dell’impresa. Il risultato finale è di 2 a 1 e il Padova, grazie ad un gol al 119esimo minuto, è in semifinale.  Gli avversari della nuova sfida sono i ragazzi dell’Inter di Helenio Herrera. In rosa giocatori come Mazzola, Mario Corso, Luis Suarez, insomma una corazzata. Il Padova, però, gioca con il cuore. Arriva addirittura un doppio vantaggio, ma le ali dell’entusiasmo vengono smorzate dai gol di Suarez e Mazzola: 2 a 2, si ricomincia. La partita prosegue e in campo c’è un giocatore che vuole indossare i panni dell’eroe del giorno e ci riesce. Si chiama Italo Carminati, autore già di un gol, decide di bissare. 3 a 2 e ad andare a casa è l’Inter. Ora è il momento della finale Padova – Milan.

La partita decisiva si gioca in campo neutro, allo stadio Olimpico di Roma. È il 14 giugno giugno 1967, i rossocrociati hanno l’entusiasmo alle stelle sanno di essere sfavoriti, ma come lo erano con il Napoli e con l’Inter. Non hanno paura e sanno che quando si mette in campo il cuore tutto può accadere. Tutto può accadere se non fosse che una svista arbitrale, di quelle clamorose, cambia il corso della storia. Sono i primi minuti del secondo tempo, il Milan per tutto la prima fase di gioco è sembrato non esserci. Ecco però che con un’azione di ripartenza riesce a siglare una rete con il brasiliano Amarildo. Un gol corale, frutto di una bella manovra che il campione del mondo (vinse il mondiale del 1962) finalizza  come un cobra in area di rigore. La velocità d’esecuzione dell’azione milanista fa però sbagliare la terna arbitrale. Amarildo è in netto fuorigioco (vedi foto) al momento del gol, vane le proteste del Padova. È  1 a 0 e il risultato non cambierà più. Un lieto fine che per la compagine di serie B svanisce all’improvviso, nascondendosi per sempre nelle parti più buie degli annali del calcio.

 

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