Da Pisacane ad Acerbi, i giocatori che hanno sconfitto la malattia

Pisacane

Fabio Pisacane ha esordito in Serie A dopo aver affrontato una paralisi agli arti. La sua storia ha commosso, ma non è la sola degna di essere raccontata.

Immaginate di essere adolescenti e di essere a un passo dall’esordio tra i professionisti del calcio. Immaginate, poi, un giorno di svegliarvi e di non riuscire più a muovere braccia e gambe. Terribile…

E’ proprio quello che ha passato Fabio Pisacane, giocatore del Cagliari che ha esordito il 18 settembre in Serie A. Davanti a lui, nonostante le trenta candeline già spente, si stagliano gli anni migliori della carriera. Eppure è innegabile,  il più grande successo l’ha già raggiunto: ha sconfitto la sindrome di Guillain-Barré, che provoca la paralisi degli arti inferiori e che può portare facilmente alla morte, se attacca l’apparato respiratorio.

La storia di Fabio Pisacane è commovente, ma non è l’unica degna di essere raccontata. Sono molti i calciatori che sono stati chiamati ad affrontare la più ardua delle prove, e l’hanno superata.

Il primo pensiero non può che volgersi a Federico Acerbi, che ha combattuto un tumore al testicolo – per giunta recidivo – e ora è una delle colonne portanti del Sassuolo. Il difensore ha saputo trarre il meglio da questa comunque tragica esperienza. In un’intervista, che suona come un messaggio di speranza per chi lotta contro il male del secolo, ha dichiarato: “Prima ero superficiale, non davo il giusto peso alle cose, le prendevo spesso sottogamba, vivevo un po’ alla giornata. Dopo la chemio ho riscoperto il valore della vita, certe cose che magari facevo prima ora non le faccio più, mi sento maturato da questa esperienza”.

Esperienza simile quella di Claudio Rivalta, ex centrale del Perugia e dello Spezia, ora tecnico delle giovanili del Cesena. Durante la sua permanenza in terra ligure gli è stato diagnosticato un tumore alla parete esterna dell’intestino. L’insegnamento che se ne trae è lo stesso: la malattia matura e focalizza l’attenzione sugli aspetti più veri dell’esistenza. “Ho scacciato i brutti pensieri grazie a mia moglie che mi è stata sempre vicino. La forza me l’hanno data anche i miei figli e tutti quelli che mi hanno aiutato”.

Una patologia altrettanto mortale, seppur diversa dal tumore, ha coinvolto Antonio Cassano, che nel 2011 è stato operato per una difetto congenito al cuore, il “forame ovale pervio”.. Dello stesso tenore – cardiaco – le malattie diagnosticate ad altri calciatori ed ex calciatori illustri: Pietro Vierchowod nel 1991, Nwankwo Kanu nel 1996, Khalolou Fadiga nel 2002, Doni nel 2011. Altri, come Batistuta, si sono ammalati dopo il ritiro dal calcio giocato (impressionante la sua malattia) ma hanno comunque reagito e sono guariti.

Le loro storie, lungi dal far semplice statistica, fungono da ispirazione per coloro, magari sportivi, costretti ad affrontare patologie a lungo termine.

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