Dennis Bergkamp e la paura di volare

Soccer - FA Barclaycard Premiership - Newcastle United v Arsenal Dennis Bergkamp, doti tecniche straordinarie, affiancate ad una fobia molto comune: la paura di volare.

Questa paura del biondo trequartista cresciuto nell’Ajax risale proprio ai tempi dei campionati giovanili. Durante una tournée con i biancorossi di Amsterdam ci fu una grandissima turbolenza nei pressi dell’Etna. Il calciatore, come più volte dichiarò, rimase traumatizzato perché, seppur per pochissimi istanti, l’areo precipitò per poi riprendere quota immediatamente. Bergkamp non aveva ancora iniziato ad avere la fobia, ma ogni volta era un trauma: stress, timore, panico.

Il suo vero e proprio no al volo risale invece al 1994. In quell’anno i mondiali di calcio, dove lui è convocato, si svolgono negli Stati Uniti d’America. Il calciatore è in volo, insieme ai compagni di squadra, staff tecnico e giornalisti. Già la rappresentativa olandese di quegli anni viaggiava sempre con la stampa. Proprio uno di questi giornalisti, sembrerebbe, fece uno scherzo: “c’è una bomba”. Un goliardata senza capo né coda, ma che traumatizzò per sempre Dennis Bergkmap, a causa anche di quel precedente adolescenziale. Da quel giorno il calciatore non prese più quel mezzo di trasporto. Anzi da lì a poco avrebbe firmato il suo primo contratto con l’Arsenal e, in una postilla, fece aggiungere proprio la possibilità di esentarsi in caso di trasferte troppo lontane.

Per questa sua paura saltò il mondiale 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, dato che un trasferimento via terra non era fattibile. Tantissime trasferte europee giocate con l’Arsenal (ma anche alcune con l’Inter) lo vedevano  costretto a lunghissimi viaggi in treno o in auto, in compagnia di dirigenti.  Questa fobia divenne, ovviamente, di dominio pubblico, tanto da soprannominarlo “Non-Flying Dutchman” (l’olandese non volante).

Quando ha smesso nel 2006 il suo nome venne accostato come allenatore per il futuro dell’Arsenal, ma lui smorzò subito i toni, proprio perché sedersi sulla panchina di una squadra così prestigiosa avrebbe voluto dire tante trasferte in lungo e largo per il mondo. “Prendere l’aereo mi fa male – dichiarò per smentire le voci su un futuro da tecnico – soffrivo così tanto quando viaggiavamo che passavo tutto il tragitto a guardare il cielo e a chiedermi quando sarei arrivato. Alcune volte, mentre giocavo, non ero tranquillo perché pensavo al viaggio di ritorno“.

Una fobia, quella del volo, condivisa con tanti altri giocatore, come Shevchenko (leggi questo articolo se vuoi saperne di più) ma che solo ha privato di occasioni importanti solo Bergkamp.

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