Guido Masetti: quando l’emozione gioca brutti scherzi.

romaQuante volte un provino fallito cambia il destino di un calciatore? Tutti i retroscena sulla storia di Guido Masetti, storico portiere della Roma anni ’40.

Non sono pochi i casi di giocatori che presentatisi per una prova si sono fatti vincere dall’emozione finendo scartati, salvo poi prendersi una succosa rivincita ad anni di distanza con la società in questione. Anche il grande Guido Masetti, uno dei più forti portieri italiani nel periodo che precede la Seconda Guerra Mondiale, ha del resto corso lo stesso rischio.

Quando arriva per un provino alla neonata Roma, in cerca di un portiere di grande valore, Masetti si trova in un periodo particolare della sua carriera. E’ infatti stato invitato dal Verona, la squadra in cui è nato, a trovarsi un nuovo posto, nonostante le buone prestazioni sciorinate nei tre anni precedenti.

Saputo che la Roma è alla ricerca di un portiere affidabile, si presenta a Testaccio per il canonico provino, che però lo deve vedere evidentemente emozionato, se si pensa che alla fine dello stesso, il tecnico giallorosso Burgess, un inglese di poche parole, gli dice che forse farebbe meglio a cambiare proprio mestiere, in quanto di portieri come lui ce ne sarebbero a migliaia.

Per fortuna di Masetti, però, c’è Fulvio Bernardini, quello che in base alla successiva canzone di Testaccio darebbe scuola agli argentini, il quale per il momento si contenta di farla a Burgess. Fuffo, infatti, che ha intravisto grandi doti in quello spilungone veronese, si presenta in società e insiste per farlo ingaggiare. Poiché la sua parola conta molto, lo accontentano e fanno un vero affare.

Masetti, infatti, non solo è un grande portiere, ma anche uno che sa fare spogliatoio, Come dimostra nel corso di una delle prime partite, quando un suo errore provoca una rete avversaria, Quando vede che vengono rimproverati i difensori, ma non lui, decide di farsi avanti e confessare il suo sbaglio, procurandosi nuove simpatie.

Forte tra i pali e in uscita, possiede dosi abbondati di coraggio, che gli consente di reggere all’urto degli attaccanti avversari, anche a costo di mollare terribili fendenti con le sue manone. Il pubblico di Testaccio lo adora letteralmente e lui lo ripaga con teatrini divertentissimi, come quando tira fuori immagini sacre prima di un rigore, o interloquisce con i tifosi sulle fasi della gara.

Gestisce anche un bar, che diventa un ritrovo abituale per la tifoseria romanista al termine di ogni gara, soprattutto quando si vince. E la Roma testaccina vince eccome, tanto da sfiorare lo scudetto ad appena tre anni dalla sua nascita, quando seppellisce sotto un 5-0 epocale la Juventus di Mumo Orsi, una partita che fornisce lo spunto per un film dell’epoca.

Nel 1940 entra in crisi, anche a causa dell’età che avanza, ma poi di fronte alle prestazioni disastrose dei suoi successori, viene richiamato a furor di popolo e nel 1941-42 si conferma un vero baluardo, conducendo la Roma al primo scudetto della sua storia. E’  il classico canto del cigno, anche se lui non si separerà mai dalla sua Roma, tanto da diventarne allenatore nelle convulse e drammatiche fasi finali del torneo 1950-51, quelle che vedranno i giallorossi cadere malinconicamente per la prima e unica volta in Serie B.

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