Esclusiva: Intervista a Giacomo Ratto, il portiere che sogna la Mongolia

giacomo-rattoCeraunavoltailcalcio.it ha intervistato Giacomo Ratto, il portiere varesino che dopo Nicaragua e Malta, punta alla Mongolia.

“Volevo fare il calciatore” sembra il titolo di un libro è, invece, la vera storia di un ragazzo, oggi 28enne, che in ogni modo ha provato a realizzare l’obiettivo di una vita. Giacomo Ratto è un portiere, un estremo difensore atipico, alto solo un metro e ottanta e non certo con quella stazza fisica degna di chi ricopre questo ruolo. Queste caratteristiche, soprattutto nel contesto italiano, sono un limite e, senza una forza di volontà adeguata, avrebbe fatto attaccare scarpini e guanti al chiodo a tanti calciatori. A tanti calciatori, ma non a Giacomo Ratto che, attraverso una capacità innata, è riuscito a spingersi nei massimi campionati di paesi come Malta, Panama, Nicaragua.

La mia carriera – spiega Giacomo Ratto in esclusiva per ceraunavoltailcalcio.itnon decollava. Tante esperienze nelle serie dilettantistiche italiane, qualche parentesi in Svizzera nella serie minori, ma di certo alla domanda che lavoro fai non potevo rispondere ancora il calciatore”. Questo portiere però il calciatore lo voleva fare in ogni modo.

Non ho mai avuto un agente – racconta l’estremo difensore ma in qualche modo dovevo provare ad emergere. Tramite dei contatti riesco ad arrivare a Malta, nel massimo campionato con una squadra con la quale però l’accordo non si chiude”. Il varesino, allora, fa di testa sua. Inizia a fare una ricerca e contatta Mario Muscat, un collega maltese che ha difeso anche la porta della propria nazionale per 64 volte e che ha aperto una scuola di portieri nel suo paese. “Muscat risulta disponibile e attraverso la visione di alcuni miei filmati mi dice che c’è una società che potrebbe volermi”. Così Giacomo Ratto diventa un calciatore, a tutti gli effetti, firma un contratto con il Viktoria Wanderers FC. Dopo solo un anno, nonostante il ruolo da titolare e le ottime prestazioni, è costretto a fare le valigie. “A Malta – spiega – c’è il limite degli stranieri e la mia squadra preferì all’epoca confermare un giocatore di movimento piuttosto che me”.

È la stagione 2013/2014 e Ratto vede su in televisione un servizio su Giampaolo Gronchi, un imprenditore italiano che a Panama ha costruito il suo successo, arrivando anche ad essere il presidente del FC Tauro un club del massimo campionato. “Io tifo da sempre Deportivo La Coruna  – racconta ancora Ratto – e per questa mia strana passione ho imparato benissimo lo spagnolo.” Andare a giocare in una nazione di lingua spagnola, quindi, rappresenta un ulteriore vantaggio. “Contatto il presidente, prendo e parto per Panama, trovo l’accordo economico soddisfacente e inizio una nuova avventura”. Con questo club, però, l’idillio dura solo 4 mesi. “Quello che avevamo pattuito, infatti, non viene confermato alla firma del contratto e decido di andare via”. Un’esperienza che ha comunque fatto crescere il giocatore facendogli scoprire un nuovo mondo: “gli spogliatoi a Panama erano all’aperto, ci facevamo la doccia sotto le stelle. Prima di ogni partita,  inoltre, ci si mette a mani a aperte e si fa l’oracion, un preghiera per ringraziare Dio”.

Posto che vai usanze che trovi, da Panama si ritrova in Nicaragua. È  il titolare dell’Union Mangua. “In questo paese il livello può essere paragonato ad una Lega Pro Seconda Divisione, quello che più mi ha colpito è come i calciatori di serie A non siano considerati dei divi o dei miti come, invece, succede in Italia. C’è anche un grande rispetto per i tifosi, prima di ogni incontro infatti tutta la squadra va sotto la curva e si ringraziano solo per il fatto di esserci”.

Finito il campionato in Centro America arriva una chiamata che non ti aspetti. In passato Ratto aveva, infatti, lasciato il proprio contatto ad un’agenzia di intermediazione di calciatori in Asia. “Mi offrono una possibilità: quella di giocare in Mongolia, non nel massimo campionato ma l’equivalente della nostra Europe League. Un contratto esclusivo per tutta la competizione che sarebbe dovuto partire a gennaio 2015”. In questo caso il condizionale purtroppo è d’obbligo. La formazione del Khoromkhon, campione di Mongolia in carica con la quale aveva siglato l’accordo, viene estromessa dalla competizione prima ancora di cominciare per una bega burocratica. Dalla profonda Asia gli fanno sapere che a loro interessa ugualmente e sono pronti a tramutare il contratto di coppa in una soluzione che gli permetta di giocare il campionato nazionale.

Trovato il lieto fine? Non proprio. “Il campionato della Mongolia che si chiama Niislel League – ci spiega ancora Ratto - inizia a giugno e dura pochissimo essendo solo 7 squadre. E io fino a giugno che faccio?”. Insomma il calciatore si sente tradito, un conto è giocare una coppa di valore internazionale che gli permetteva di girare l’Asia, un conto un campionato  cortissimo e che inizierà fra cinque mesi. “Mi dispiace perché gli accordi erano altri e io per questa avventura avevo anche rifiutato un’offerta di un’altra squadra del Costarica. L’idea è quella di rifiutare e ricominciare a cercare, non mi do per vinto”.

Giacomo Ratto il portiere volante: sempre pronto a fare la valigia. Perché è vero lui sa lo spagnolo come fosse l’italiano, ma è il calcio l’unica lingua che gli interessa veramente parlare.

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