Estate 1950: la Lazio beffa la Roma per Sentimenti III

Sentimenti della LazioSentimenti III era dato per romanista, ma andò alla Lazio. Storia di uno scippo avvenuto sessant’anni fa.

Nell’ultimo calciomercato, Walter Sabatini ha letteralmente beffato la Lazio sfilandole sotto il naso Astori, già in ritiro coi biancocelesti e pronto a siglare il contratto che lo avrebbe portato sulla sponda laziale del Tevere. Eppure c’è stato un tempo in cui il gioco delle beffe si svolgeva all’incontrario, negli anni successivi alla guerra, quando la Lazio di Zenobi era riuscita ad installarsi alle spalle delle grandi settentrionali approfittando del periodo più buio dei dirimpettai, pronti ad inabissarsi per la prima ed unica volta in serie B.

Proprio in questo quadro avviene lo scippo di Primo Sentimenti V ad opera della Lazio, con un colpo di teatro che assomiglia alla più classica delle beffe.

Il forte centrocampista difensivo di Bomporto, quinto rappresentante di una delle dinastie più prolifiche della storia del nostro calcio, è riuscito nel corso del triennio precedente a segnalarsi per doti tecniche e morali ragguardevoli. Non si fa mai pregare per dare una mano ai compagni in difficoltà e dispone di un tiro ragguardevole che usa spesso sulle punizioni da lontano. Sa ricoprire qualsiasi ruolo, anche se il senso tattico lo spinge a prediligere il gioco sporco e i compiti difensivi. In più non si arrende mai, per lui le gare durano novanta minuti, nel corso dei quali non smette mai di correre.

Nel corso di una gara tra Bari e Milan, sul punteggio fissato sul sei a zero per i rossoneri, si avvicina al compagno Brenco, ormai palesemente sfiduciato e gli chiede di non darsi per vinto, poiché la partita potrebbe ancora essere vinta! Quando Brenco lo racconta alla fine della gara, probabilmente qualcuno si chiede se Sentimenti V non usi abbondare con il vino prima della gara, ma questo episodio basta a dare il senso del giocatore. Con il Modena e il Bari ha fatto convergere gli sguardi di mezza Italia su di se e nell’estate del 1950 Roma e Lazio accendono un vero derby di mercato, che sembra dover premiare i giallorossi, alla ricerca di giocatori in grado di fare legna in mezzo al campo e aggiungere quella vis pugnandi troppo spesso mancata negli anni precedenti.

Quello che accade è però realmente grottesco. Primo arriva infatti a Roma, presentato in pompa magna come nuovo romanista, ma viene visto salire alla Stazione Termini su un taxi. Atteso nella sede della Roma, si reca invece in quella della Lazio per siglare il contratto che lo riunisce ai fratelli Lucidio e Ciccio, il quarto e terzo della serie. Insieme ai quali darà vita ad una delle più belle edizioni della Lazio di ogni epoca, facendo rodere di rabbia i tifosi della Roma.

Per capire cosa abbia perso la società giallorossa, basta ricordare le parole di Jesse Carver, tecnico inglese di quella squadra, pronto ad indicare proprio Primo come vero segreto della compagine. Considerato che tra i suoi compagni vanno annoverati i vari Burini, Furiassi, Alzani, Vivolo, Selmosson, Lovati e molti altri, un  complimento impegnativo, ma del tutto meritato.

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