Fenomeni mai dimenticati: Giuseppe Gatta

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I nostalgici del bel calcio italiano a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sicuramente ricordano Giuseppe Gatta.

A questo nome corrisponde un ex portiere, tra le altre, di Pescare, Lecce e Monza con 70 presenze in serie A135 in serie B e anche con 13 gettoni nella nazionale Under 21 di Cesare Maldini.

Giuseppe Gatta nasce a Ancona il 24 novembre 1967 e calcisticamente muove i primi passi nel Pescara. Si fa tutte le giovanili con gli abruzzesi, poi quasi per caso a soli 18 anni diventa titolare in serie B. È la stagione 1986/87, ad allenare c’è per la prima volta alla guida dei biancazzurri Giovanni Galeone. Il Pescara, solo l’anno prima era finito in serie C. Grazie, però, allo scandalo totonero e al fallimento del Palermo ecco che la formazione del “Delfino”, a una sola settimana dal via, si ritrova ancora nel campionato cadetto. Una squadra fatta in fretta e furia che decide di buttare tra i pali il giovanissimo Giuseppe Gatta. Il portiere, a fine stagione, fu uno dei migliori in campo, collezionò ben 35 presenze e contribuì alla storica promozione in serie A.

L’anno dopo Gatta è ancora al Pescara, la società però non si fida completamente di questa promessa e decide di affiancargli nel ruolo il più esperto Giuseppe Zinetti. L’inizio è sorprendente 0 a 2 a San Siro contro l’Inter con il giovane estremo difensore titolare. Poi, nel corso della stagione, altre apparizioni sempre a intermittenza, con Zinetti infatti c’è una vera e propria staffetta e i due portieri si spartiscono quasi in parti uguali tutti gli incontri del campionato. Le prestazioni di Gatta non passano inosservate, grazie alle sue parate il Pescara si salva (rimarrà l’unica salvezza in serie A nella storia del club) e, soprattutto, attirano le attenzioni di Cesare Maldini, allora allenatore della nazionale Under 21. Con gli azzurrini inizia un bel legame, diventa il numero uno anche là e disputa l’Europeo di categoria dove la squadra esce ai quarti contro la Francia che alzerà la coppa.

Tornando al campionato, nella stagione 1988/89 è ancora al Pescara in serie A. Questa volta niente salvezza, la squadra infatti retrocede. In campo Giuseppe Gatta si vede ancora di più rispetto all’anno prima, termina infatti con 20 presenze. 20 anni, titolare dell’Under 21, quasi due campionati di serie A giocati per interi, sembra l’inizio di un’interessante carriera sportiva, ma non sarà del tutto così.

Nel nuovo anno in serie cadetta con il Pescara perde il posto da titolare, passa poi al Lecce dove ritrova continuità e ottiene anche una nuova promozione in serie A (in tutto ci giocherà cinque stagioni). L’annata più fortunata è il 1992/93, il Lecce arriva 4° in classifica e Gatta le gioca tutte, rilevandosi  essere una pedina fondamentale nel gioco espresso dalla formazione dell’allenatore Bruno Bolchi. Clamorosa fu una partita contro l’Hellas Verona dove il portiere termina l’incontro con il volto sfigurato a causa di un’uscita molto spericolata.

L’anno successivo segna anche il ritorno in serie A del portiere che, a 27 anni, nonostante la retrocessione e i 2 allenatori cambiati dai salentini (Sonetti, Marchesi) dimostra di essere un giocatore che può meritarsi di giocare ancora nel gotha del calcio italiano. Questo, però, non accadrà mai. «All’epoca – racconterà Gatta una volta appesi gli scarpini al chiodo – si fecero tanti nomi di grandi squadre, ma non è arrivata mai l’occasione giusta. Probabilmente, è mancata un po’ di fortuna. Ma erano anche altri tempi, c’erano pochi procuratori che invece oggi fanno tutto. Con l’agente giusto oggi arrivi a giocare dove vuoi».

Giuseppe Gatta finisce nel dimenticatoio, l’occasione non arriva, vittima anche una doppia retrocessione del Lecce che dalla A, in due anni, scende in C. Termina la carriera in alcune formazioni dilettantistiche lombarde, transitando prima per Monza (dove è la chioccia del giovanissimo Christian Abbiati)  e Spezia. Oggi fa l’allenatore dei portiere.

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