Garella, il miglior portiere della storia… Senza mani

Roberto Garella

Pancia, piedi, testa, ginocchia. Per Garella, qualsiasi parte del corpo andava bene. Sedere compreso.

Torinese di nascita, Roberto Garella è passato alla storia come uno dei portieri più bizzarri del calcio italiano e non. Il classe 1955, attuale dirigente di una società dilettantistica torinese, utilizzava davvero qualsiasi parte del corpo per impedire agli attaccanti avversari di insaccare la palla in rete. Come disse più volte Garella stesso, l’importante è respingere il tiro. E come dargli torto, con questa filosofia ha vinto due campionati di Serie A da titolare.

Roberto Garella, turbolenta carriera

Primavera del Torino, debutta tra i professionisti proprio con la maglia granata, squadra della sua città, subentrando al “giaguaro” Castellini negli ultimi 8 minuti di Vicenza – Torino della stagione 72/73. Seguirono due stagioni con la casacca del Casale, dove realizzerà anche una rete su rigore. In proposito, disse: “il problema non è stato tirare il penalty quanto fare velocemente gli 80 metri per raggiungere il dischetto”.

Dopo un anno al Novara venne tesserato dalla Lazio, dove iniziò a scrivere la storia di “Garellik”: parate di piede, parate di spalla, parate di pancia, parate di sedere, ma anche qualche goffo errore. Due in particolare con la maglia della Lazio, contro Lens e Vincenza, gli costarono la maglia biancoceleste e gli causarono l’appellativo di “Paperella”. Venne ceduto dunque in Serie B alla Sampdoria dove trascorse 4 anni, prima di accasarsi con l’Hellas Verona.

“La palla la devi parare in qualsiasi maniera, punto”. Nonostante tutto, con il passare degli anni dimostrò di avere ragione. Garella vinse prima lo storico primo scudetto del Verona di Bagnoli nella stagione 1984/1985 e con la benedizione di Diego Armando Maradona, non esattamente uno qualunque negli anni ’80, si trasferì al Napoli dove, nella stagione 1986/1987 vinse sia la Coppa Italia sia il campionato di Serie A, anche questo primo storico scudetto per la società in cui militava.

Purtroppo, a seguito di altre “garellate” (Ebbene sì, le papere di Garella ebbero persino un nome personalizzato) anche la società partenopea decise di cedere Garella, che si trasferirà in Friuli. Dividerà tra Udinese e Avellino gli ultimi anni della sua carriera.

I complimenti dell’Avvocato Gianni Agnelli

Come se la benedizione di “El Pibe de Oro” per il suo trasferimento al Napoli nell’estate dell’85 non fosse stata sufficiente per riempirlo di orgoglio ed accrescere la sua autostima, ci pensò l’allora presidente della Juventus, Gianni Agnelli, ad incrementarle ulteriormente con una citazione tanto ironica quanto sincera. Lo etichettò come “Il più forte portiere del mondo. Senza le mani, però”.

Lo scopo dell’Avvocato fu quello di sottolineare, nel caso ce ne fosse stato bisogno, che mentre tutti gli addetti ai lavori occupavano il proprio tempo a sottolineare, e se il caso anche deridere, le tutt’altro che stilistiche parate del portiere torinese, la realtà era che, con o senza mani, era più che efficace. E lo disse citando proprio quelle mani che il portiere spesso preferiva non usare. Due scudetti dal peso specifico parecchio elevato con Verona e Napoli non si vincono per caso.

A proposito delle “parate alla Garella”, lui stesso nel corso degli anni ha confessato un piacevole appagamento nell’essere ricordato dopo tutti questi anni per un segno distintivo, come lo scorpione per Higuita, ma allo stesso tempo preferirebbe lo ricordassero anche per le parate di mano, come quelle che ha effettuato in un Roma – Verona nell’anno dello scudetto dell’Hellas terminato a reti bianche grazie alle parate di Garella. Goffo, poco stilistico, ma senza dubbio decisivo.

Daniel Lipari

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