Il Brescello? Una squadra che pareggiò con la Juventus

Brescello

Quando il grande sogno di un piccolo paese emiliano diventò pura realtà

Brescello, pochi più di 5000 abitanti, famoso “solo” per i racconti di Giovannino Guareschi su Don Camillo e Peppone e una squadra di calcio che milita, attualmente, nel campionato di Promozione dell’Emilia Romagna. Insomma, un paese della Bassa padana che – per molti – potrebbe non avere nessun legame con il bel calcio di un tempo. Invece, anche questo piccola realtà, a metà anni 90’ riuscì a regalare un po’ di genuino romanticismo.

A dirla tutta, dal 1995 anno della storica promozione in C1 al 2001 anno della retrocessione in C2 (primo passo falso di un cammino che, transitando dall’Eccellenza, portò al fallimento della società), il Brescello fu uno degli undici più promettenti della categoria. Per ben due stagioni, 1996/97 e 1999/2000, sfiorò la promozione in serie B.

La prima volta perdendo in semifinale playoff con il Monza, la successiva arrivando fino in finale dove non bastò pareggiare 1 a 1 con il Cittadella (che aveva un miglior piazzamento in campionato) per riuscire a raggiungere qualcosa di storico. Già questo, quindi, potrebbe bastare per emozionare i cuori di chi nella vita a Golia a sempre preferito Davide. Ci fu, però, ancora dell’altro per questi calciatori in gialloblu.

In quegli anni le migliori squadre di serie C venivano inserite nella Coppa Italia di A e B. Così nel settembre del 1997, in virtù del primo play off perso, il Brescello pescò dall’urna niente di meno che sua maestà Vecchia Signora: la Juventus. Una squadra, quella di Marcello Lippi, nel pieno del suo ciclo, già vincitrice di due scudetti, una Champions League e una Coppa Intercontinentale.

Antonio Conte, Edgar Davids, Zinedine Zidane, Filippo Inzaghi, Angelo Peruzzi, Ciro Ferrara e Alessandro Del Piero, tanto per citare qualche nome di quella rosa altamente competitiva. Le due squadre si affrontarono in un doppio confronto con andata a Reggio Emilia (lo stadio del Brescello era troppo piccolo per la serie C, figuriamoci per la Coppa Italia) e ritorno a Torino.

Fu proprio la prima partita a regalare un’emozione unica, una partita da inguaribile romantico, dove il Brescello riuscì addirittura ad andare in vantaggio con Arnaldo Franzini, il suo capitano. Un centrocampista che aveva tutto, tranne il vizio del gol, e invece nei minuti del primo tempo riuscì a trovare il gol dell’1 a 0 alla squadra che, avendo da poco vinto con il River Plate, era la più forte del mondo.

Poi, nonostante l’espulsione di Montero, la Juventus in 10 riuscì a pareggiare (per opera di Antonio Conte) e, proprio negli ultimi minuti, non fu dato un rigore sacrosanto ai bianconeri dall’arbitro Bettin. La giacchetta nera di Mestre sorvolò su un fallo clamoroso in area ai danni di Filippo Inzaghi, forse perché anche lui, in fondo al cuore, aveva sempre tifato più Davide che Golia.

Al ritorno quel Brescello fu eliminato senza esitazioni, in un Delle Alpi vuotissimo ne prese 4 senza possibilità di replica e, il paese della Bassa, ritornò rapidamente famoso “solo” per i racconti di Don Camillo e Peppone.

Alessandro Ribaldi

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