Il disastro italiano di Stoccarda ’74

italia74Il racconto e tutti i retroscena di quell’incredibile figuraccia della nostra nazionale avvenuta a Stoccarda nel 1974.

L’Italia del 1974, clamorosamente naufragata a Stoccarda di fronte a decine di migliaia di nostri connazionali sgomenti per la figuraccia, rimarrà un rebus difficilmente risolvibile. Arrivata coi favori del pronostico sull’onda di un filotto impressionante di risultati, sfociati nelle prestigiose vittorie con i campioni del mondo del Brasile e in quelle, sia in casa che fuori, con la tradizionale bestia nera dell’Inghilterra, la selezione guidata da Ferruccio Valcareggi esce infatti al primo turno, tra le maledizioni di tifosi e stampa, che pure non riescono a darsi una spiegazione di quanto accaduto. In effetti gli indizi sono molti, ma la prova definitiva è difficile da trovare.

L’Italia che arriva in terra di Germania è in effetti una sintesi tra i vecchi, coloro che hanno già sfiorato la vittoria in Messico quattro anni prima, e un manipolo di giovani rampanti. Un cocktail che sino all’inizio della kermesse iridata sembra perfetto. Grande tecnica, con Mazzola, Rivera e Capello, ma anche cattiveria e corsa, con Benetti, per una mediana che sembra poter trascinare la squadra garantendo costruzione del gioco e interdizione, più la concretezza assicurata in attacco da Riva e Anastasi. Per non parlare di una difesa che sembra praticamente imperforabile, come da migliori tradizioni del nostro calcio.

Tutto perfetto, ma solo sulla carta. Quando arriva la prima gara, quella con Haiti, si capisce subito che qualcosa non va, tanto che il primo tempo di una gara che dovrebbe terminare con il pallottoliere innescato, finisce a reti bianche, anche per effetto delle grandi parate di Francillon. Poi, al primo minuto del secondo tempo, arriva addirittura la rete di Sanon a riportare davanti agli occhi dei tifosi italiani l’incubo della Corea. La veemente reazione azzurra ribalta il risultato nel giro di 19 minuti, con Rivera e un’autorete di Auguste, ma proprio cinque minuti dopo la rete del vantaggio avviene il fattaccio.

Chinaglia, infatti, sostituito da Valcareggi, manda platealmente a quel paese il Commissario Tecnico e questa sarà in pratica la fine del suo mondiale. Per il centravanti della Lazio inizia una personale Via Crucis che terminerà solo due anni dopo con la decisione di lasciare l’Italia, per non dover più sentire i fischi che lo seguono su ogni campo della penisola. Il terzo goal del suo sostituto, Anastasi, conta solo per la differenza reti.

Se qualcuno pensa che si tratti solo della necessità di trovare la forma, arriva poi la seconda gara, quella con l’Argentina a confermare che l’impalcatura sta scricchiolando. Di fronte ad un indiavolato Housemann, l’Italia prima va sotto e poi riesce a pareggiare solo grazie ad una provvidenziale autorete di Perfumo, ma l’impressione lasciata è abbastanza desolante, con Riva e Rivera autori di una prova assolutamente incolore.

Il verdetto definitivo è dunque rimandato alla terza gara, quella con una Polonia già qualificata. I polacchi sono ormai un vero e proprio spauracchio, dopo aver clamorosamente eliminato l’Inghilterra nel girone eliminatorio e vantano individualità di spicco come Gorgon, Szarmach, Lato, Gadocha e Deyna. Nessuno può però aspettarsi quello che sta per succedere, anche perché alle due squadre basterebbe un pareggio per ottenere ciò che vogliono, ovvero il primo posto i polacchi e la qualificazione i nostri.

Arriva invece il patatrac del primo tempo, quando dopo un possibile rigore non assegnato per un chiaro fallo su Anastasi, prima Szarmach e poi Deyna infilano Zoff. L’Italia già priva di Riva e Rivera, perde anche Burgnich, sostituito da Wilson e nel secondo tempo riesce a rimediare solo in parte con Capello quando mancano cinque minuti alla fine. Cinque minuti che si trasformeranno in un atroce supplizio per le decine di migliaia di emigrati arrivati da ogni parte della Germania per sostenere la nostra squadra. Alla fine, è una nuova Caporetto.

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