Il periodo più buio della Roma: De Sisti giocò un ruolo fondamentale

De Sisti ai tempi della RomaPessimi gli anni Settanta della Roma. De Sisti ha giocato un ruolo fondamentale. Ecco i retroscena.

Il calciomercato dell’estate 1965 può essere considerato uno spartiacque nella storia della Roma. Proprio in quella sessione dell’ormai famosa compravendita annuale che per decenni ha avuto come sede il celebre Gallia, la società capitolina ufficializza il drammatico stato dei propri conti, dopo le dissennatezze di Marini Dettina e cede uno dei pezzi più pregiati del proprio scacchiere, ovvero Picchio De Sisti.

Saranno inutili anche le minacce che provengono dalle colonne dei quotidiani cittadini, che arrivano a considerare l’ipotesi, per fortuna solo scherzosa, di sparare dalle finestre e alla fine la Roma si ritrova priva di un giocatore simbolo e del suo stesso futuro.

Per capire l’importanza della cessione, occorre ricordare che De Sisti, pur giovanissimo, aveva già mostrato tutte del doti del campione, affinando le già evidenti doti di base agli ordini di Pepe Schiaffino, che non aveva esitato ad indicarlo come suo ideale successore. Regista dotato di tecnica sopraffina, incarnava alla perfezione quello che oggi si indica come metronomo. Un suo passaggio sbagliato nell’arco di una gara poteva essere considerato la classica eccezione alla regola e il suo gioco era distinto da razionalità mista a genialità.

L’apparente semplicità delle soluzioni da lui cercate si sposava ad una concezione in base alla quale l’importante erano le fortune della squadra, non quelle personali. Una dote che ne avrebbe distinto la carriera, anche se lo avrebbe messo una spanna al di sotto delle altre grandi mezzali del nostro calcio dell’epoca, ovvero Rivera e Mazzola.

A preparare la sua cessione è in particolare una operazione che sulla sponda giallorossa è ancora ricordata dai tifosi più anziani, quella che porta Sormani in riva al Tevere, dietro il pagamento di una vagonata di milioni al Mantova, ben mezzo miliardo di lirette che all’epoca erano una cifra spropositata, che si unisce al gentile cadeau del fortissimo terzino tedesco Schnellinger, che i giallorossi hanno appena prelevato dal Colonia e che farebbe comodo in una difesa notoriamente allegra.

Il brasiliano è un attaccante atipico per il calcio dal quale proviene: forte sul piano fisico, tecnica scarna, ma tanta potenza nel piede e capace di fare a sportellate coi difensori avversari, come ha fatto nelle file dei virgiliani con grande successo. Purtroppo, proprio a Roma entra in una crisi senza fine dalla quale si riprenderà solo in seguito tornando a giocare e segnare come sa, ma su altre sponde, sino a diventare uno degli uomini fondamentali del grande Milan di Nereo Rocco.

E proprio mentre Sormani torna a giocare ai suoi consueti livelli, la beffa per la Roma è doppia, in quanto De Sisti diventa una colonna della Fiorentina yè yè che vince lo scudetto nel 1968-69 e della Nazionale di Valcareggi, mentre la società capitolina entra in una delle epoche peggiori della sua storia, che sarà interrotta solo dall’avvento di Viola, nel corso della quale sarà indicata come la Rometta.

Una squadra simpatica, ma spesso inoffensiva, che tradisce i motivi stessi della sua nascita. Per quanto riguarda De Sisti, tornerà alla sua Roma solo nell’estate del 1974 per terminare la sua straordinaria carriera proprio dove era cominciata.

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