Il segreto delle punizioni di Pirlo: questione di fisica

Le punizioni di Pirlo

Le punizioni di Pirlo hanno un segreto: sfruttano ai limiti delle possibilità fisiche l’effetto Magnus.

Se la chiamano “la maledetta” ci sarà un motivo. E il motivo lo sanno bene i portieri, della serie A e non solo, vittime designate di una traiettoria perfetta. Le punizioni di Pirlo disegnano nell’aria una curva imprevedibile, ai limiti della fisica, ben oltre i confini che separano realtà e fantasia. Il pallone sale in cielo, punta sopra la traversa, poi scende all’improvviso.

Come sono nate le punizioni di Pirlo? La “maledetta” è nata nel 2002, apparentemente all’improvviso. A un certo punto della sua carriera, il Maestro ha intonato una nuova canzone, frutto del suo genio. In realtà, della creatività del genio c’è poco. Le sue punizioni sono il risultato di studio e applicazione. L’oggetto di studio è stato, almeno all’inizio, Juninho Pernambucano.

Andrea Pirlo, alias Pirlinho

Gli appassionati di calcio lo ricordano bene. Talentuoso regista del Lione nei primi anni 2000, non è riuscito a imporsi nei verdeoro per una certa indolenza atletica. Tecnica sopraffina, visione di gioco pulita, piedi molto delicati. Soprattutto, padre sconosciuto di un modo nuovo di calciare le punizioni.

Tanto particolare da suscitare la curiosità di Pirlo. “Quando giocava nel Lione sapeva inventare traiettorie straordinarie, posava la palla in terra, si contorceva rapito da movimenti non convenzionali, prendeva la rincorsa e faceva gol. Non sbagliava mai, ho guardato le statistiche e ho capito che non poteva essere un caso” confessa l’italiano nella sua autobiografia “Penso quindi gioco”.

Pirlo prova a imitarlo durante gli allenamento ma senza risultati. Poi scopre come fare. La spiegazione che fa nel suo libro è molto chiara. “Il pallone va colpito da sotto, si usano le prime tre dita del piede. Quest’ultimo va mantenuto più diritto possibile, infine rilasciato in maniera brusca. Solo così la palla può rimanere ferma e, a un certo punto, scende rapidamente sotto la traversa, girando con un doppio effetto”.

Pirlo e l’effetto Magnus

Il segreto è svelato? Quasi. Forse il giocatore non lo sa, ma la sua “maledetta” è governata da un principio della fisica, sfruttato ai limiti concessi dalla natura. Le punizioni di Pirlo sono infallibili perché sfruttano sì l’effetto Magnus (come fanno tutti) ma in maniera doppia.

L’effetto Magnus è quell’effetto che consente a un pallone di disegnare una parabola, quindi di realizzare i classici tiri “effettuati”. Il piede imprime al pallone una rotazione, l’aria viene gira intorno alla sfera e produce una spinta inversa, ovviamente in senso orizzontale.

Pirlo, quando tira le sue celebre punizioni, sfrutta l’effetto Magnus due volte: la prima, come tutti, in senso orizzontale; la seconda, come fa solo lui; in senso verticale (colpendo il pallone da sotto). La sfera, quindi, non si limita a ruotare da destra verso sinistra, ma anche dall’alto verso il basso.

Ecco il segreto della “maledetta”: il doppio effetto Magnus.

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