Italia-Germania: il 4-3 fu merito di Albertosi

Albertosi in uscitaItalia-Germania 4-3 fu decisa da Rivera. Anzi, da Albertosi. Ecco il retroscena dietro la Partita del Secolo.

Una scena domina l’immaginario collettivo di milioni di appassionati: Boninsegna si allunga sulla destra, crossa rasoterra per Rivera, che dal centro dell’area di rigore insacca di piattone. I colori sono sgranati, la qualità video è quella pessima degli anni ’70, l’audio ovattato, con un urlo (“Ancora! E’ quattro a tre” dell’indimenticato Nando Martellini) che funge da musica di sottofondo.

Pochi fotogrammi, ma in grado di rievocare la partita più bella della storia, la “Partita del Secolo”. Su ciò che accadde in campo non è necessario spendere parole: risultati, marcatori e statistiche sono già noti e stranoti. C’è però un retroscena che Albertosi e Rivera – protagonisti della vicenda – hanno tenuto segreto per qualche decennio.

Il merito del 4 a 3 fu, in un certo senso, di Albertosi.

Certo, a segno andò l’allora fantasista del Milan ma il contributo del portiere fu decisivo, soprattutto a livello psicologico.

E’ il minuto 14 del primo tempo supplementare. L’Italia è in fibrillazione ma in posizione di vantaggio: poco prima Burgnich, che di gol fino ne ha sempre segnati con il contagocce, aveva regalato all’Italia il 3-2.

Calcio d’angolo per la Germania. Rivera si piazza davanti al palo. Insolito, per un attaccante. In quella zona dovrebbe esserci un difensore.

“Che ci fai lì, levati!” esclama Albertosi.

“Tranquillo, ci penso io”.

“Vedi che se segnano è colpa tua”.

Muller incorna di testa. Il pallone sfila verso l’angolino coperto da Rivera.

“Tua!” grida il portiere ma Rivera non capisce, non sente, è distratto. Di certo l’istinto da attaccante non aiuta.

Il giocatore si scanza. Il pallone si infila tra lui e il palo. E’ gol, i tedeschi riacciuffano il pareggio.

Un’immagine più di ogni altra rende l’idea della tragedia. Rivera che abbraccia il palo, disperato; la testa china in segno di vergogna. Albertosi pietifricato e a mani tese. Sembra chiedere: “che cosa hai combinato?”. Certo le parole che usciranno da lì a qualche secondo sarebbero state assai meno gentili.

“Gliene dissi di tutti i colori. Lo feci proprio vergognare” ricorda ancora oggi Albertosi. Gli insulti e le accuse, inasprite dalla tensione e dall’agonismo, fecero il loro effetto.

“Ho un solo modo per rimediare, vado a fare gol”.

Passano sei minuti e il giocatore del Milan segna il 4 a 3. La ricorda ancora quella galoppata, ispirata dal senso di colpa e dagli improperi del suo portiere.

Il gol vittoria fu merito di Rivera, certo, ma senza l’incitamento di Albertosi forse la storia sarebbe andata diversamente.

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