Jorge Campos: il portiere più colorato del mondo

campos-jorge_500x333Nascere ad Acapulco, innamorarsi del surf, ritrovarsi a fare il portiere e ogni tanto avere voglia di fare l’attaccante. Il tutto condito da eccentriche e coloratissime divise da lui stesso disegnate. Di chi stiamo parlando? Di Jorge Campos ex calciatore messicano.

Jorge Campos ha smesso di giocare nel 2003, ma per quasi un ventennio ha stupito tutti con la sua personalità. Nato il 15 ottobre 1966 in una città – Acapulco – famosa più per il surf che per il pallone. Proprio la tavola è, infatti, il primo amore. L’ambiente della lunghe spiagge del Pacifico e la voglia di cavalcare la cresta dell’onda, in un certo senso, sono sempre rimasti nel DNA di questo calciatore. Le sue sgargianti divise, disegnate da Campos stesso, richiamavano l’ambiente surfistico (erano di molte taglie in più come chi surfa fa con i costumi) e la sua duttilità di ruolo era un richiamo lampante alla necessità di essere un ribelle. Un gran portiere, nonostante una stazza di appena 168 centimetri, ma anche un buon attaccante.

Jorge Campos, infatti, alternava le qualità di estremo difensore a quelle di bomber. Furono 35 i gol realizzati, un attaccante rapido e agile. Soddisfò molti dei suoi allenatori che approfittarono della sua doppia capacità per metterlo avanti o dietro a seconda dell’occorrenza. L’unico, nel mondo del calcio, che non fu mai affascinato da questo terribile azteco fu il presidente della FIFA Joseph Blatter. Al primo mondiale dove partecipò (USA ’94) mise un divieto al commissario tecnico messicano Manuel Lapuente: “Campos o lo porti come attaccante o come portiere. Non puoi schierarlo dove vuoi!”. Il regolamento, a dirla tutta, non vietava un doppio utilizzo, ma Blatter non volle sentire ragioni. E si sa quando il grande capo parla, la sola soluzione è obbedire. Jorge Campos, però, nel mondiale americano ogni tanto qualche vezzo se lo tolse. Prendeva e usciva dalla propria parte dialogando con i suo compagni offensivi. Il Messico arrivò fino agli ottavi, uscì contro la Bulgaria che arrivò poi quarta nel mondiale.

Passano quattro anni, un nuovo mondiale (Francia ’98) e un nuovo divieto per Campos da parte di Blatter. Questa volta ad essere colpito non il lato agonistico del giocatore, ma quello estetico: no a quelle larghissime e coloratissime divise. Un duro colpo che però permise ugualmente al Messico di confermarsi tra le prime 16 al mondo. Questa volta fu la Germania ad eliminarlo agli ottavi.

Il funambolico giocatore arrivò anche al terzo mondiale (Giappone e Corea del Sud 2002), ma senza scendere mai in campo dato che l’allenatore Javier Aguirre gli preferì Oscar Perez Rojas. Portiere che con Campos condivideva la piccola stazza (anche lui 168 centimetri) e la confidenza con il gol (due in carriera).

Jorge Campos ha smesso con il calcio giocato più di dieci anni fa. Il suo modo ti indere il calcio ha anche ispirato uno dei personaggi, Ricardo Espadas, del cartone animato giapponese “Holly e Benji”. Oggi ha 48 anni e fa il commentatore sportivo nel suo paese. Una professione dove è libero di dire quello che vuole, comportarsi in modo eclettico e vestirsi delle colorazioni che più ama. Alla faccia di Blatter e di tutte quelle volte che il presidente FIFA ha tentato di spegnere questo colorato arlecchino del calcio mondiale.

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