Joseph Dayo Oshadogan: il primo nero in azzurro

oshadogan

Il primo giocatore di colore a vestire la maglia azzurra fu Joseph Day Oshadogan. Ecco la sua storia.

Ora nella nazionale italiana c’è Angelo Ogbonna, poco prima – durante l’ultima nefasta spedizione mondiale – la squadra aveva Mario Balotelli. Poi è capitato anche a Matteo Ferrari e Stefano Okaka (seppur quest’ultimo con l’Under 21). Ma il primo giocatore di colore ad esordire con la maglia azzurra è un altro: Joseph Day Oshadogan.

Il difensore, classe 1976, nasce a Genova da padre nigeriano e mamma italiana. Calcisticamente, però, muove i suoi primi passi con il Pisa. Con in nerazzurri fa tutte le trafile con le giovanili senza mai esordire in prima squadra. Il debutto nel calcio professionistico avviene con il Foggia quando, dal 1994 al 1999, si ritaglia un posto nella difesa della formazione pugliese. Un centrale puro, molto veloce e con dell’ottimo senso dell’anticipo. È, inoltre, un giocatore molto corretto per nulla falloso che cerca poco lo scontro fisico. Un atleta moderno, insomma, che ha nel colore della sua pelle anche un fascino esotico ancora inedito per i colori azzurri.

L’occasione arriva presto. È il 3 ottobre 1996, Jay ha appena 20 anni e sulla panchina dell’Under 21 siede Cesare Maldini. Il mister decide di convocarlo premiando le buone prestazioni che stava facendo in B proprio con il Foggia allenato da Tarciso Burgnich. Esordisce dal primo minuto contro la Moldavia. La partita finisce 3 a 0 per l’Italia e il “nigeriano” non commette sbavature.

Farà la sua seconda presenza qualche giorno dopo, il 9 ottobre, quando ad Arezzo si gioca contro la Georgia. Finisce 6 a 0 questa volta e Oshadogan gioca ancora tutti i 90 minuti. In quell’Under 21 ci sono Buffon, Coco, Lucarelli, Tacchinardi, Ambrosini e Fiore. Giocatori che scriveranno pagine importantissime del calcio italiano. Oshadogan, invece, pagine importanti non le scrisse più, fece una sola altra presenza in azzurro: il 18 dicembre 1996 a Budapest contro l’Ungheria quando entrò gli ultimi dieci minuti al posto di un Ivan Franceschini qualsiasi.

La sua carriera non si confermò sui livelli dell’esordio. Il pisano d’Africa (anche se nato a Genova, è l’altra repubblica marinara la sua città: “Una vita in piazza dei Cavalieri, sicche’ non potevo parlare altro dialetto“, dichiarò durante una delle primissime interviste) si perse un po’ per strada. Venne acquistato dalla Roma senza mai giocare, vari prestiti a Reggio Calabria, dove esordisce in A, e Cosenza. Poi perfino una finale di Champions League con il Monaco vista dalla tribuna e persa contro il Porto di Josè Mourinho.

Esperienza, quella nel Principato, più da almanacco che altro. Fece 4 presenze in 2 anni, vedendo tanti spalti e poco campo. Passò alla Ternana finendo fuori rosa dopo una stagione. L’allenatore degli umbri Raggi alla domanda: “Oshadogan che fine ha fatto?” – rispose – “Oshadogan? Pensavo si fosse dato al golf!”. Il difensore prese alla lettera l’affermazione e l’indomani si presentò vestito da golfista con mazze al seguito al campo d’allenamento. Chiuse la carriera tra Polonia, nel Widzew Lodz dove divenne capitano e nel Lanciano in Lega Pro terminando la carriera professionistica.

Recentemente il nome di Oshadogan è tornato fuori quando intervenne  sulla dichiarazione fuori luogo di Carlo Tavecchio dove il futuro presidente FIGC associò banane ed extracomunitari. “Dispiace perché non si perde mai occasione per mostrare i lati peggiori dell’Italia, accadono cose che ci fanno sempre segnalare in modo negativo” dichiarò il primo nero ad entrare nella storia del calcio azzurro. Record che nessuno potrà mai togliergli.

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