Juan Sebastian Veron gioca ancora

Juan Sebastian Veron

Juan Sebastian Veron ed il calcio giocato, un amore che non tramonterà mai, neanche a 42 anni.

Per molti è follia, per altri amore incondizionato: sta di fatto che Juan Sebastian Veron è tornato a calcare dei campi di calcio professionistici dopo l’annunciato ritiro del 2014 alla veneranda età di 39 anni. E non in una squadra qualunque, ma in quell’Estudiantes che lo ha lanciato nel calcio dei grandi nel lontano 1994 e di cui Juan Sebastian Veron è presidente dall’ottobre del 2014.

Veron, licenza per stupire

Arriva in Italia nell’estate del 1996 per 6 miliardi di lire, ardentemente desiderato dall’allora allenatore della Sampdoria Sven-Göran Eriksson, dopo averlo visionato in un’amichevole dell’Albiceleste contro la Polonia. Giocherà in blucerchiato due stagioni, dove totalizzerà 61 presenze e metterà a segno ben 7 reti, 5 la prima stagione. Dimostrerà qualità tecniche eccelse che gli varranno la chiamata del Parma del presidente Tanzi.

Rimarrà al Parma un anno e giusto il tempo di portare a casa due trofei, i suoi primi due trofei in carriera: la Coppa Italia, vinta in finale dopo due pareggi nel doppio sconto con la Fiorentina di Batistuta e Rui Costa, e la Coppa UEFA, vinta in finale per 3-0 contro i francesi del Marsiglia. Stiamo parlando del Parma di Buffon, Cannavaro, Thuram, Balbo, Chiesa, Crespo. Arriva, dunque, la chiamata della Lazio.

Su Veron una cosa è certa: ovunque vada, conquista trofei. Così come al Parma, anche alla Lazio. Acquisto fortemente voluto dal suo primo allenatore in Italia Sven-Göran Eriksson, adesso sulla panchina biancoceleste: costruirà una pazzesca diga nel centrocampo laziale con il compagno di nazionale Diego Simeone. Due anni, 14 gol, 4 trofei: la Coppa Italia nel ’99-00, la Supercoppa UEFA nel ’99, la Supercoppa Italiana nel 2000 e lo storico ultimo scudetto laziale nella stagione ’99-00 con gente del calibro di Boksic, Salas, Mancini, Mihajilovic, Nesta, Nedved, Couto, Stankovic. Poca roba.

Andrà poi alla corte di Ferguson per due splendide stagioni ad Old Trafford, coronate con la Premier League della stagione 2002-2003 e accompagnate dal rammarico per l’eliminazione in semifinale di Champions League contro il Bayer Leverkusen nella stagione 2001-2002. Dopo due brevi parentesi al Chelsea e all’Inter di Mancini, terminerà la carriera in patria tra Coronel e principalmente Estudiantes.

Veron e l’Estudiantes, un amore eterno

Si sa, per un amante del calcio la passione verso questo sport non diminuirà mai. E visto che fare il presidente non gli bastava più, la “Brujita” ha deciso di mettere da parte giacca e cravatta e di rispolverare scarpette e calzoncini, sottoscrivendo nuovamente un contratto della durata di 18 mesi come calciatore con l’Estudiantes. Salario minimo che verrà devoluto alla promozione e allo sviluppo delle attività interne al club.

Il motivo, in Italia, è noto a pochi: una sorta di scommessa, che prevedeva il ritorno in campo di Veron in caso di vendita del 65% dei palchi del nuovo stadio. Scommessa vinta e promessa mantenuta. Dopo l’esordio durante la tournée americana in amichevole contro il Bayer Leverkusen di inizio gennaio, il quarantaduenne argentino si è fermato alla prima da titolare in patria dopo 28’ per un forte dolore al bicipite femorale della gamba sinistra.

Il tempo per recuperare c’è tutto, a marzo ci sarà la Coppa Libertadores che il campione argentino non vuole assolutamente perdersi. Ma bisogna prima vedere i tempi di recupero e, soprattutto, se riuscirà a reggere i ritmi del campionato argentino. Se si è dovuto fermare per infortunio dopo neanche mezz’ora, come farà a resistere ad una partita intera di Libertadores?

Daniel Lipari

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