L’allenatore giramondo Stefano Cusin sbarca in Palestina

stefano-cusinLa storia di Stefano Cusin, primo allenatore italiano di una squadra palestinese.

Stefano Cusin  ha deciso di costruire la sua fortuna fuori dai confini nazionali.  In realtà, già dalla nascita  ha fatto subito intendere che con il Belpaese avrebbe avuto poco a che fare. Nasce, infatti, in Canada il 28 ottobre 1968 da genitori italiani. Bilingue (francese e italiano) dalla nascita, quindi. Questa sua poliedricità linguistica si rivelerà un aspetto fondamentale della sua carriera.  Negli anno ’80 iniziano le prime soddisfazioni con il pallone che lo porteranno in Francia, in Svizzera e a fine carriera anche in una squadra della Guadalupa, piccola isola della Antille di lingua francese. Appesi gli scarpini al chiodo Cusin non vuole, però, smettere con il calcio.

Comincia la carriera in panchina in Francia per poi, a cavallo tra gli anni ’90 e i primi 2000, tornare finalmente in Italia. Viene coinvolto nel settore tecnico di Arezzo e Montevarchi poi, nella stagione 2003/2004, un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Sempre quello sua perfetta conoscenza del francese lo porta, infatti, ad allenare prima l’Under 20 del Camerun e poi a dirigere la formazione dell’Acada Sport che milita nel massimo campionato camerunense. L’Africa entra nel cuore di quest’uomo che nel 2006/2007 accetta l’offerta dell’Under 21 del Congo. L’anno successivo però è già tempo di una nuova valigia. La sfida, questa volta, è nella serie A bulgara alla corte del Botev Plovdiv. Proprio in questa squadra accadrà l’incontro che cambia la vita a Cusin.

È il 24 luglio e a Perugia questi bulgari allenati da un italiano vengono invitati dal Catania per un’amichevole precampionato. A dirigere gli etnei c’è Walter Zenga, la partita si deciderà a favore dei siciliani di misura con il risultato di 1 a 0. L’ex portiere di Inter e Sampdoria a fine incontro fa, però, i più sinceri complimenti a Stefano Cusin per il gioco espresso dai suoi ragazzi e, proprio da quel giorno, comincerà una bella amicizia tra i due.

Passano 12 mesi e già è tempo di un nuovo campionato da scoprire. Stefano Cusin viene ingaggiato dall’Al Ittihad, società libica e proprio in Libia vince lo scudetto. Nel frattempo il suo “amico” Zenga con il Catania non va bene e viene esonerato. Perché si torno a parlare del celebre uomo ragno? Perché dopo la Sicilia anche per lui si prospetta un’avventura esotica. Gli Al Nasr Dubai lo chiamano e Zenga si ricorda di Cusin. In questa esperienza negli Emirati Arabi ha bisogno anche di un tecnico e come non ricordarsi di Cusin. Quest’ultimo diventa il secondo di Zenga e collaborerà con lui fino all’anno scorso. Una coppia affiatata e molto competente che, oltre a funzionare come guida tecnica, rafforza anche il proprio legame umano per intensi cinque anni.

Ad inizio 2015, però, Stefano Cusin viene di nuovo corteggiato e, questa volta, è un paese ancor più particolare a subire il fascino del mister italiano. Sarà, infatti, il primo nostro connazionale ad allenare in Palestina. A fargli siglare l’accordo è l’Ahli al Khalil di Hebron, la città della Cisgiordania considerata la roccaforte di Hamas. “È una zona di conflitto dove lo sport deve trionfare. Non era più semplice in Africa, nella Libia di Gheddafi o nella Bulgaria post comunista. La Palestina è un paese nuovo, sarà un’esperienza che andrà oltre lo sport” sono le parole dell’allenatore appena siglato l’accordo.  “A Hebron – ha dichiarato ancora – convivono palestinesi e coloni israeliani. Il presidente mi ha assicurato che la città è tranquilla e sarà garantita la sicurezza mia e del preparatore atletico che verrà con me, Gianluca Sorini”.

E Walter Zenga come ha preso questa decisione? “Walter – racconta Cusin – mi ha spinto ad andare, ma sono pronto un giorno ad affiancarlo di nuovo”. Le squadre vanno e vengono, ma i buoni amici restano.

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