Law e Baker: quando il calcio è genio, sregolatezza e soprattutto birra

Baker e LawLaw e Baker se li ricordano ancora a Torino. Una storia di calcio, divertimento e qualche bicchiere di troppo.

Quando arrivano a Torino, nell’estate del 1961, sono in parecchi a strabuzzare gli occhi. Denis Law e Joe Baker sono due pezzi da novanta del calcio britannico e sono stati ripetutamente cercati da mezza Europa. Il primo è un interno classico e capace di puntare l’uomo a ripetizione, saltandolo con inesorabile regolarità, mentre il secondo fonda il suo gioco sulla forza fisica ed è capace di fare a sportellate con gli avversari nelle infuocate aree di rigore che terrorizzano molti attaccanti arrivati nel Belpaese e incapaci di adeguarsi ai trattamenti riservati loro dalle munitissime difese italiane.

A portarli a Torino è Gigi Peronace, il quale si scorda però di mettere in guardia la dirigenza granata di un particolare non proprio secondario. Ai due, infatti, piace molto divertirsi e per loro il calcio è anche e soprattutto un divertimento.

Sin dalla prima amichevole giocata, si capisce come sarà la loro esperienza italiana, poiché la gara in notturna inizia con il cielo pieno di stelle e finisce con l’acqua a catinelle.

Ben presto, però, la tifoseria del Torino, ormai orfana da troppi anni di campioni coi quali immedesimarsi, si innamora di loro, avendo finalmente qualcuno da rapportare a Valentino e agli altri straordinari fuoriclasse periti a Superga. Ogni volta che Law prende la palla, si può essere certi che stia per accadere qualcosa, mentre le schioppettate e gli stacchi aerei di Baker a molti ricordano un certo Gabetto.

Sulle ali delle loro giocate, i granata si installano saldamente nelle prime posizioni, ma i dirigenti continuano a guardare con evidente preoccupazione alla perenne voglia di bisboccia che caratterizza il duo. Ci prova Enzo Bearzot a far capire loro che il football è anche sacrificio, ma appena apre bocca, Law e Baker ne approfittano per appisolarsi e recuperare parte delle ore perse nelle notti tirate sempre più tardi, tra un boccale di birra e l’altro.

Law e Baker se li ricordano ancora a Torino. Una storia di calcio, divertimento e qualche boccale di troppo.

Già a novembre, nel corso di una trasferta a Roma, Baker ha la bella pensata di litigare con un paparazzo che gli ha scattato una foto senza pagarlo, prassi che secondo l’attaccante sarebbe in voga al suo paese. Dando il bis a Venezia, ai danni di Celio Scapin e costringendo la società a sborsare 700mila lire per mettere a tacere lo scandalo. Gli mettono dietro Peronace, ma neanche lui può fare nulla contro la voglia irriducibile di divertimento che sembra non abbandonarli mai. E poi l’importante è che giochino come sanno e da quel punto di vista nessuno può dire nulla.

Poi, però, arriva il secondo derby stagionale, quello del 7 febbraio, e la gara finisce con i granata sconfitti. Non sarebbe ancora nulla se non fosse che nel corso della notte arriva la notizia che Law, Baker e il fratello di questi, Joseph, appena giunto nel capoluogo sabaudo e anche lui ansioso di combinare sfracelli, si sono andati a spalmare con la loro auto contro il monumento a Garibaldi, in una delle vie cittadine. Sono le quattro della mattina quando i tre, ormai completamente obnubilati dalle larghe dosi di alcool ingurgitato, riescono a centrare la statua dedicata all’eroe risorgimentale, cavandosela con molta fortuna.

Quello che ne esce peggio è Baker, che si frattura setto nasale e palato, finendo in anticipo il campionato, mentre Law se la cava con qualche escoriazione.  La loro avventura a Torino è però ormai agli sgoccioli e la dirigenza non perde tempo a guardarsi intorno alla ricerca di campioni dal carattere meno problematico.

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