Lev Yashin: il segreto del portiere più forte della storia

Lev Yashin

Lev Yashin, il portiere più forte della storia, aveva un segreto che lo rendeva imbattibile. 

Lo chiamavano Ragno Nero. E a vederlo in quel modo, in tenuta rigorosamente total black, gigante tra i pali, la metafora veniva quasi naturale. Il soprannome però non era dovuto solo al timore che incuteva la sua figura ma alle sue qualità tecniche. Per un periodo incredibilmente lungo della sua carriera, Lev Yashin sembrò (e fu) veramente imbattibile.

Non a caso l’IFFHS, l’istituto statistico del calcio più importante del mondo, lo incoronò miglior portiere del XX secolo. Meglio di Zoff, Banks, Schumacher. Meglio persino di Buffon. Anche perché, dalla sua, il portiere russo ha avuto un record. E’ stato il primo e finora unico portiere a conquistare il pallone d’oro. In un’epoca in cui la scena era dominata da chi i gol li faceva, e la fase difensiva era meno importante di adesso, il massimo riconoscimento continentale venne conferito a uno che i gol li evitava.

Stando alle cronache nude e crude, Lev Yashin, classe 1929, spese tutta la sua carriera nella Dinamo Mosca, difese la porta dell’Urss per 74 volte dal 1954 al 1967.

Sarebbe ingiusto ricondurre la carriera di Lev Yashin ai soli numeri. Il numero uno sovietico fu molto di più. In primo luogo, con lui nasce il portiere moderno. I suoi movimenti, in particolare le uscite, imposero un approccio più aggressivo al ruolo. Il suo modo di coprire la porta, oggi “accademico”, era una novità e fu considerato dagli avversarsi quasi fossero tentativi di ipnosi. Memorabile, a tal proposito, la confessione del nostro Sandro Mazzola.

“Yashin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall’altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva lui”

Il segreto di Lev Yashin però non era una metaforica capacità di ipnotizzare l’attaccante. Il portiere sovietico era così forte, probabilmente, perché è stato un giocatore di hockey. Esattamente, l’esperienza sul campo di ghiaccio contribuì a renderlo il miglior portiere della storia del calcio.

Lev Ivanovich Yashin, portiere di hockey

Era il 1949, Lev Yashin faceva parte della Dinamo Mosca, all’epoca una polisportiva gestita dal Ministero degli Interni. Si pensò fin dall’inizio a una carriera da portiere di calcio. Tuttavia il ruolo del titolare era saldamente in mano a un altro storico numero uno sovietico, Aleksej Chomic. Si decise quindi di farlo giocare a hochey, sempre come portiere. Yashin si distinse, difendendo per quattro anni i colori della formazione moscovita. Poi Chomic si infortunò, Lev fu chiamato a sostituirlo e divenne un titolare inamovibile fino al 1971, anno del ritiro.

Il segreto di Yashin è stata la sua esperienza nell’hockey per almeno due motivi. Il primo riguarda il posizionamento. Dato che il dischetto raggiunge velocità straordinarie, coprire bene la porta è essenziale. Ecco, il Ragno Nero portò tra i pali del campo di calcio questo concetto.

In secondo luogo, i riflessi. Sempre per lo stesso motivo, ossia la velocità notevole del dischetto (e i tiri ravvicinati), un portiere di hockey deve avere per forza riflessi eccezionali. Yashin aveva affinato i riflessi proprio sul ghiaccio e una volta tornato sul campo di calcio intercettare il pallone gli sembrò un gioco da ragazzi.

La carriera di Lev Yashin

La carriera di Yashin fu ricca di soddisfazioni. Con la Dinamo Mosca si laureò cinque volte campione nazionale. Vinse tre coppe dell’Urss. Anno di grazia, il 1963, quando subì solo 6 reti in 27 partite. Quelle prestazioni gli valsero il pallone d’oro.

Con la nazionale raccolse parziali successi, se non esclusivamente personali. Si ricorda una finale europea nel 1964 persa contro la Spagna, il quarto posto ai mondiali del 1966 (la partita contro l’Inghilterra è stata la migliore da lui giocata).

Si ritirò nel 1971, a 42 anni. Ad assistere alla sua partita d’addio, Dinamo Mosca-Resto del Mondo, 103.000 spettatori e avversari di tutto rispetto come Beckenbauer, Charlton, Facchetti e persino Pelè.

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