Marco Osio: il primo italiano a giocare in Brasile

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La storia di Marco Osio, il primo italiano che finì a giocare in Brasile.

Alessandro Melli, Antonio Benarrivo, Luca Bucci, Lorenzo Apolloni, tutti giocatori allenati da Nevio Scala nel primo Parma in serie A, correva la stagione 1990/91. Una squadra speciale nella quale faceva parte anche Marco Osio. Il “Sindaco”, come lo chiamavano i suoi tifosi, oltre ad essere colonna portante di quella squadra fu anche il primo italiano a finire a giocare in Brasile: nel Palmeiras.

Con il Parma Marco Osio vince una Coppa delle Coppe e una Coppa Italia, abbandonata la città emiliana c’è il ritorno al Torino. Il centrocampista, infatti, è cresciuto proprio nelle giovanili della formazione granata. Il suo tornare sotto la Mole, però, è decisamente sotto tono. Nel biennio che va dal 1993 al 1995 fa appena 27 presenze e un solo gol. Troppo poco per un giocatore che con la maglia gialloblu sembrava di tutt’altro spessore.

Dall’altra parte del mondo la Parmalat, stesso sponsor che sta facendo grande il Parma, diventa partner di una storica squadra brasiliana: il Palmeiras. Per questa ragione, allora, la società pilotata dai Tanzi propone a Marco Osio questa avventura, un affare più di marketing che sportivo, al quale il “Sindaco” non riesce a dire di no.

Il calciatore, nato ad Ancona il 13 gennaio 1966, non ha ancora 30 anni, avrebbe potuto dire tanto ancora al campionato italiano, ma decide di essere il primo. Osio è, infatti, il primo connazionale a sbarcare in Brasile. Il benvenuto non è certo dei migliori. “Chi è Osio? – dichiara l’allenatore del Palmeiras Carlos Alberto SilvaAvevo chiesto due giocatori argentini e mi arriva un italiano? Anche Dino Baggio è di proprietà della Parmalat, avrei preferito lui”.

Insomma l’arrivo dell’ex centrocampista di Parma e Torino non è facile. Se l’allenatore non lo considera, i suoi compagni però hanno grande stima in lui. “Ricordo ancora la festa che mi organizzarono appena arrivato – racconterà anni dopo Osiogran parte dei compagni di squadra mi portano in una churascoria per una festa. C’era davvero gran parte dello spogliatoio, tra i tanti ricordo Cafù, Zago, Rivaldo. Carne e birra a volontà per dare inizio alla mia esperienza nella loro squadra. Un modo particolare e molto interessante per farvi capire come si viva il calcio da quelle parti”.

L’esperienza, che durò solo una stagione, alla fine non è da buttare. Con i “Verdão” totalizza 20 presenze e segna anche una rete. Un contributo, seppur modesto, che aiuta la squadra a vincere il campionato paulista. Terminata l’annata brasiliana termina, in un certo senso, anche la carriera del centrocampista.

A soli 30 anni nessuna squadra di serie A bussa alla sua porta. “Andare all’estero – dichiarerà ancora Osio – in quell’epoca fu considerato un voler chiudere con il calcio italiano. Il nostro calcio, in quegli anni, era troppo chiuso in se stesso”.

Il “Sindaco” chiude la carriera con diverse esperienze di serie C (Saronno, Pistoiese, Faenza, Crociati Parma) e l’annata brasiliana fu tutto tranne che nel segno della “Saudade”. Visto il triste e prematuro epilogo che ebbe da calciatore, c’è da scommettere che ad Osio la nostalgia del Palmeiras non gli sia mai sfiorata nemmeno minimamente.

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