Massimo Taibi, la confessione del portiere goleador: “Da piccolo…”

Massimo Taibi

Di Massimo Taibi non si ricordano solo le grandi parate ma anche il gol che, da portiere, segnò all’Udinese. Ecco l’aneddoto dietro quella storica rete.

La storia del calcio, come quella di tanti altri sport, si cristallizza a volte in fotogrammi particolari, il cui significato va ben oltre i personaggi che vi sono ritratti. Fermo-immagini di momenti indelebili, destinati a entrare nell’immaginario collettivo. In uno di questi il protagonista è un portiere nel momento dell’esultanza più genuina, i lineamenti stravolti da gioia e incredulità assieme.

Quel portiere è Massimo Taibi, portiere dalla storia singolare, che seppe calcare con la medesima naturalezza i campi di provincia e l’Old Trafford (ma l’esperienza al Manchester United non andò benissimo). Massimo Taibi, il portiere che il 1° aprile 2001 segnò un gol su azione.

Un gol importante per svariati motivi: la Reggina (squadra in cui militava) era sotto di una rete e una sconfitta ne avrebbe compromesso la lotta per la salvezza. Serviva almeno un pareggio o per meglio dire un miracolo: la partita volgeva al termine. Novantesimo minuto. Calcio d’angolo. Sale il portiere, stacco di testa, gol. Bastano poche parole per descrivere l’1-1, ma che non rendono onore al vissuto di uno dei migliori portieri di “seconda fascia” che l’Italia abbia mai avuto.

Perché quel gol non è stato un caso. E’ la metafora di un sogno che spunta prepotentemente dal cassetto, a cui sta stretto lo spazio angusto nel quale è nascosto. A raccontarlo è stato lo stesso Massimo Taibi in una intervista a Modenasportiva.com.

“Da bambino sognavo di fare l’attaccante, e in effetti ho giocato in quel ruolo fino a 12 anni. Ero bravo, gareggiavo con i ragazzi più grandi. Mi incoraggiarono a fare un provino con l’Amat, una squadretta di quartiere. Mi riferirono che gli mancava solo il portiere e io dissi di sì, ma in verità accettai solo per avere la borsa e la tuta. Dopo qualche pessimo allenamento, ricominciai a fare l’attaccante, lo feci ancora per qualche anno. Poi entrai negli allievi del Palermo e lì feci un’annata straordinario e le cose presero una piega precisa”.

Taibi attaccante mancato? Forse, ma in quel gol all’Udinese il vecchio spirito “da punta” è emerso con prepotenza. Per un attimo, il sogno nel cassetto, il sogno del bambino, è diventato realtà.

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