Mondiali 1978, Paolo Rossi: dove tutto iniziò

Mondiali 1978L’Italia soprese un po’ tutti ai Mondiali del 1978. A sorprendere fu soprattutto Paolo Rossi, astro nascente degli azzurri.

Il calcio non è una scienza precisa e a volte basta poco per cambiare tutto. La dimostrazione più lampante è data dalla spedizione italiana ai Mondiali argentini del 1978, quando la squadra allenata da Enzo Bearzot in pochi giorni riesce a tramutare i fischi abbondanti che hanno salutato la prestazione degli azzurri contro la Yugoslavia, coronata da uno squallido 0-0, negli applausi scroscianti da parte dei tifosi e nelle lodi sperticate della critica in una kermesse che con un minimo di fortuna potrebbe concludersi con un risultato molto migliore del pur ottimo quarto posto finale.

Cosa accade nei quindici giorni che separano l’Italia dal debutto con la Francia, tanto temuto alla luce dell’apparente crisi del nostro undici? Poco, ovvero molto: Bearzot tiene finalmente conto delle pressioni della critica e decide finalmente di schierare le due grandi rivelazioni del campionato appena concluso, il terzino sinistro Cabrini e l’attaccante Paolo Rossi. Forze fresche  che si rivelano subito decisive per dare nuova linfa ad una squadra imperniata su un blocco juventino uscito abbastanza logoro da un campionato estenuante.

Eppure, il primo minuto dell’esordio con i galletti transalpini è da choc, tanto che bastano 38 secondi ai nostri rivali per bucare la retroguardia e passare in vantaggio. Se qualcuno  si attende il subitaneo crollo della nostra selezione, viene presto smentito. Benetti giganteggia in mezzo al campo, facendo legna per sostenere gli attacchi di Causio e le scorribande di Tardelli, mentre Scirea dimostra di essere un ottimo libero.

Proprio Rossi, capocannoniere della Serie A, conferma il suo fiuto per il goal, pareggiando il conto al termine di un’azione rocambolesca. Arriva poi la rete decisiva di Zaccarelli a fugare tutti i timori e a dimostrare che l’Italia è entrata in una nuova dimensione, non più quella sparagnina che ci ha fatto identificare nei decenni passati come i depositari del famigerato catenaccio, ma caratterizzata da un gioco spumeggiante e in grado di conquistare favori da parte di tutti.

In questa rinascita, un ruolo fondamentale è ricoperto proprio da Paolo Rossi, centravanti dotato di tecnica sopraffina e capacità di finalizzare al meglio l’azione che non sono invece le doti di Ciccio Graziani, l’uomo che deve cedergli il posto.

La seconda gara con l’Ungheria e la vittoria di Buenos Aires con l’Argentina rafforzano l’ottimismo che spira intorno agli uomini di Bearzot, ma proprio la vittoria coi padroni di casa segna una sorta di spartiacque nel mondiale dell’Italia. Bearzot infatti decide di confermare l’undici titolare, senza far riposare gli uomini che avrebbero bisogno di tirare il fiato in vista del rush finale e nella fase a gironi gli azzurri pagano il debito alla stanchezza, diventando via via meno brillanti. Anche la sfortuna gioca un ruolo decisivo, come contro la Germania, dominata in lungo e in largo, ma premiata dallo 0-0 grazie alle parate di Maier e ad un palo di Cabrini.

Dopo la sofferta vittoria con l’Austria, per Benetti e compagni arriva il momento topico, la sfida con l’Olanda. La nostra selezione deve assolutamente vincere per poter andare in finale e l’autorete di Brandts con cui si chiude la prima frazione di gioco basta e avanza allo scopo. Nella ripresa, però, è Dino Zoff a tradirci, su due tiri non proprio irresistibili scoccati da distanze siderali, in particolare quello di Haan. L’Italia è perciò costretta a ripiegare sulla finalina per il terzo posto contro il Brasile, buttato fuori da una goleada quasi comica dell’Argentina ai danni del Perù. Ancora una volta Zoff denota inspiegabili incertezze e alla fine arriva un quarto posto che è ben poca cosa rispetto ai tesori di gioco fatti intravvedere dagli azzurri. Occorrerà aspettare quattro anni per il riscatto.

Condividi questa storia
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>