Paulo Futre gol e atroce infortunio nel suo esordio in serie A

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La sfortunata storia di Paulo Futre, dalla gioia del gol all’infortunio che ha per sempre segnato la sua carriera.

Immaginatevi il Frosinone al suo primo anno di serie A e che, nel mercato di riparazione, fosse riuscito a comprare Neymar. Uno dei giocatori più talentuosi del momento con indosso la maglia di una neopromossa italiana. Fantacalcio? Decisamente no e per dimostrarlo basta andare a Reggio Emilia e tornare al novembre del 1993. Il trequartista Paulo Futre venne acquistato, infatti, dalla neopromossa Reggiana.

Il talentuoso fantasista portoghese, migliore giocatore della sua nazione per due anni (1986 e 1987), è considerato il miglior ragazzo della sua generazione. È stato vicecampione pallone d’oro nel 1987, nello stesso anno con il Porto diventa campione d’Europa vincendo la Coppa dei Campioni. Poi la sua carriera transita per la Spagna, sponda Atletico Madrid dove rimane per sei stagioni, e per l’Olimpique Marsiglia. In Francia rimane giusto il tempo di fare 8 presenze e 2 goal e poi arriva la chiamata del campionato italiano. Nella serie A di quegli anni tutto è permesso: il Brescia può infatti avere sulla trequarti il “Maradona dei CarpaziGeorge Hagi, l’Hellas Verona  tessera la stella slava Dragan Stojkovic, il Foggia presenta in attacco l’olandese Brian Roy e la Sampdoria compra a suon di miliardi Ruud Gullit. È un calcio di altri tempi, dei tempi dove il nostro è  il miglior campionato al mondo e tanti stranieri sognavano di poterci finire.

Così è, quindi, per Paulo Futre. Il lusitano accetta la  corte di Franco Dal Cin, allora presidente della Reggiana. Il patron del club emiliano, infatti, nella prima stagione dei granata in serie A, vuole fare le cose in grande. Da lì a poco costruirà il primo stadio di proprietà del calcio italiano (il Giglio di Reggio Emilia) e per i suoi progetti ha anche bisogno di un grande nome. Futre è l’ideale. Il fantasista esordisce il 21 novembre 1993 al Mirabello (lo stadio della Reggiana) contro la Cremonese. In campo sono subito giocate funamboliche e passaggi imprevedibili. Dopo poco più di un’ora Futre va anche in rete, scambia la difesa grigio-rossa per una pista di sci, lo slalom tra gli avversari è sorprendente e, quando libero per il tiro, piazza il pallone sul primo palo liberando uno splendido sinistro: 1 a 0. I tifosi reggiani esplodono in un boato, il loro nuovo numero 10 ha portato in vantaggio la squadra. A 8 minuti dalla fine però succedere il fatto che cambierà per sempre la carriera del portoghese. Il difensore Alessandro Pedroni entra in modo scomposto dopo aver subito l’ennesimo dribbling da Futre, è fallo, il giocatore della Cremonese prende un rosso diretto, mentre il neoacquisto reggiano è a terra. Il numero 10 è grave e lo si capisce già da come si dimena a bordo campo, portato fuori in barella da lì a poco si saprà l’atroce diagnosi: rottura del tendine rotuleo. La stagione di Futre finisce qua.

L’annata successiva inizia con gli strascichi di questo brutto infortunio e Paolo Futre non trova il ritmo di un tempo. Termina l’anno con 12 presenze e 4 reti, senza più quella classe capace di incantare e, soprattutto, con l’amara retrocessione della Reggiana. Nonostante tutto questo il Milan, dopo un tournée estiva in Cina dove si lo erano portati in “prova, decide di ingaggiarlo. Con i rossoneri non trova spazio, vuoi perché fisicamente non è del tutto integro e vuoi perché davanti nel suo ruolo c’è gente come Roberto Baggio e Dejan Savicevic. Fa una sola presenza, all’ultima di campionato e, ironia della sorta, proprio contro la Cremonese. Quella stessa squadra che gli ha distrutto la carriera. Futre rimane in campo 79 minuti, l’incontro finisce in goleada (7 a 1), lui non segna, ma dà così anche lui il modestissimo contributo allo scudetto del Milan già conquistato matematicamente qualche giornata prima.

Un ragazzo che neanche a 30 anni è costretto a fare i conti con la sorte. Dopo gli scoppiettanti anni degli esordi, l’arrivo in Italia segna il suo triste e inaspettato epilogo. Vani furono i successi tentativi di rilanciarsi, ci prova prima in Inghilterra con il West Ham, poi l’anonimo ritorno all’Atletico Madrid e la fine di carriera in Giappone nelle file del Yokohama Flügels.

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