Pietro Vierchowod, il “sovietico” che vinse i mondiali con l’Italia

vierchwood-mondialiPietro Vierchwood, ve lo ricordate? Se no, rinfrescatevi la memoria.

Pietro Vierchowod è stato il primo grande acquisto di Paolo Mantovani, la pietra angolare su cui fu poi edificata la grande Sampdoria capace di vincere il primo scudetto della sua storia, nel 1990-91. Prima di indossare la maglia blucerchiata, però, lo Zar, come fu affettuosamente ribattezzato per le chiare ascendenze russe, vestì le maglie di Fiorentina e Roma.

Pietro Vierchowod nasce calcisticamente nel Como, dopo uno sfortunato provino con il Milan. Con la squadra lariana si fa notare per le già evidenti qualità in fase di anticipo, basate su una velocità straordinaria sul breve e sulla capacità di annullare del tutto l’avversario diretto. Dopo aver contribuito alla promozione dei lariani in serie A, e aver esordito nella massima serie, confermando le referenze già accumulate, viene acquistato dalla Sampdoria, che però decide di lasciarlo maturare ulteriormente nel calcio dei grandi, in attesa di poter tornare a farne parte.

La stagione 1981-82 lo vede perciò vestire la maglia gigliata, alle dipendenze di Picchio De Sisti, collezionando 28 presenze e 2 reti. Il suo modo di anticipare in continuazione l’avversario colpisce non solo l’occhio dei tifosi, ma anche il Commissario Tecnico della Nazionale, Enzo Bearzot, il quale decide di includerlo nell’elenco dei 22 selezionati per i Mondiali spagnoli, poi conclusi trionfalmente con la terza vittoria azzurra. Lui non gioca, chiuso da Collovati, ma avrà poi tempo per rifarsi, come del resto pronosticato da molti.

Alla fine della kermesse spagnola passa alla Roma, espressamente richiesto da Nils Liedholm, il quale ha intenzione di portare Di Bartolomei in difesa per sfruttarne le qualità in fase di regia per avviare l’azione da dietro. Per poterlo fare, è però necessario avere un centrale estremamente veloce e meglio di lui non c’è nessuno.

Il congegno predisposto dal Barone funziona alla perfezione, nonostante le perplessità iniziali e la Roma si trasforma in un meccanismo perfetto, nel quale proprio i recuperi di Vierchowod diventano una delle peculiarità più evidenti. Alla fine della stagione, dopo lo scudetto vinto, Dino Viola cerca di confermarlo, ma la richiesta di Mantovani, che vorrebbe in cambio Tancredi, impedisce alla trattativa di andare a buon fine.

E negli anni a seguire proprio lo Zar diventerà il maggiore motivo di recriminazione per la società e la tifoseria giallorossa, soprattutto dopo il precoce declino di Ubaldo Righetti, che lascia a lungo scoperto il centro della difesa, proprio mentre Vierchowod trascina la sua Sampdoria a livelli mai raggiunti in precedenza. Resta solo da capire se con lui in campo, la Roma avrebbe perso lo stesso la finale di Coppa dei Campioni disputata all’Olimpico nel maggio del 1984. A Roma sono ancora in tanti ad affermare che con il russo al centro della difesa, l’esito sarebbe stato ben diverso.

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