Quando a Catania la squadra forte era l’Atletico

Atletico-CataniaI giovani neanche lo ricordano ma a metà anni ’90 nella città dell’elefante la squadra forte era l’Atletico Catania e il Catania, quello di oggi, navigava nei bassissimi fondi del calcio italiano.

È il 1993 e il Calcio Catania viene radiato dalla FIGC per inadempienze finanziarie ed è costretto a ripartire dall’Eccellenza siciliana. Senza una squadra catanese nel calcio professionistico ecco, allora, la trovata di Franco Proto, imprenditore siciliano, che iscrive alla serie D una squadra denominata Catania ’93. Proto era già proprietario di una squadra professionistica, l’Atletico Leonzio che militava nel campionato di serie C1. Il Catania ‘93, iscritta tra i dilettanti, è solo un modo per far sì che nella stagione successiva, operando attraverso lo scambio di titoli sportivi, possa nascere l’Atletico Catania e ridare il calcio professionistico alla città ai piedi dell’Etna.

Dal 1994/1995, quindi, per ben 7 stagioni l’Atletico e in serie C, venendo considerata la prima squadra cittadina. Tanti tifosi iniziano ad andare allo stadio e il Catania (quello vero) è seguito solo da alcuni fedelissimi nei campetti non professionistici siciliani. La prima stagione è di studio della categoria. La seconda è, invece, già molto buona. L’Atletico arriva settimo, a ridosso dei play off, e c’è il premio derby dell’elefante con il Catania. Come è possibile? Il Catania, attraverso l’immediata promozione nei Dilettanti e un ripescaggio per meriti sportivi, già dalla stagione 1995/96 si ritrova in serie C2. La Coppa Italia, di serie C, dà la possibilità di scontri diretti fra le squadre delle due categorie e così, in questa stagione, c’è la prima stracittadina della storia del calcio. I risultati sorridono all’Atletico che vince per 3 a 0 l’andata e pareggia 1 a 1 il ritorno.

Le stagioni 1996-1997 e 1997-1998 vedono, addirittura, gli atletisti disputare le semifinali dei play-off per la promozione in Serie B, perse nel primo caso contro il Savoia e nel secondo contro la Ternana. L’anno successivo chiude in decima posizione. Nel 1999/2000 però, ecco quello che ridarà a Cesare ciò che è di Cesare. Il Calcio Catania viene promosso in serie C/1 e questo ha delle conseguenze atroci sull’Atletico. La prima sono i colori sociali. Non può avere lo stesso rossoblù dei più “famosi” cugini, quindi ecco che le maglie diventano giallo-grigie. La seconda è nel simbolo, anche l’Atletico infatti aveva l’elefantino, storico simbolo cittadino. Via anche quello ed ecco un nuovo stemma il Cirneco dell’Etna, un razza di cane tipica dell’area del Vulcano. Infine i tifosi che, gradualmente, ritornano a seguire il Catania, quello vero e non la creatura del presidente Proto. I primi due derby di campionato della storia finiscono in pareggio: 0 a 0 l’andata, 1 a 1 il ritorno. A fine campionato il Calcio Catania ha anche la supremazia in termini di risultati: è settimo. L’Atletico, invece, si salverà dalla retrocessione solo grazie ai play out vinti contro la Juve Stabia.

Anno 2000/2001 l’epilogo di questa storia. L’Atletico Catania inizia ad accumulare debiti, il Catania fa, al contrario, sul serio e vuole tornare in ogni modo in serie B. I derby, neanche a dirlo, vanno tutte e due ai rossoblu (quelli originali). Il campionato finisce con il Catania che sfiora la promozione e con l’Atletico che retrocede in serie D, perdendo lo spareggio con la Lodigiani. Ritorno nel calcio dilettantistico e addio ai sogni di gloria, ma c’è dell’altro. I debiti sono cresciuti tantissimo e il fallimento societario non riesce ad essere evitato. L’Atletico riparte dall’Eccellenza, ma non ritornerà mai su. Un nuovo fallimento, nel 2005/2005, li farà ripartire da ancora più basso. Oggi è in Promozione, ma il suo passato – quando era la prima squadra di Catania – non potrà toglierlo nessuno.

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