Raffaele Di Fusco, il portiere che giocò in attacco al posto di Careca

di-fusco-raffaele Raffaele Di Fusco, storico secondo portiere del Napoli, non ha solo parato. Una volta, infatti, è stato “buttato” in campo, come centravanti, al posto di Careca.

È l’11 giugno 1989 il Napoli gioca allo stadio Del Duca contro l’Ascoli. Sulla panchina dei partenopei c’è Ottavo Bianchi che per quella partita ha un’emergenza attaccanti. Maradona indisponibile, Andrea Carnevale infortunato nell’allenamento di rifinitura. Coppia d’attacco, quindi, inedita con Maurizio Neri e il brasiliano Careca. In panchina nessuna punta della primavera, ma Raffaele Di Fusco. Il portiere, secondo l’allenatore, oltre al ruolo di secondo estremo difensore può ricoprire quello di attaccante. In allenamento ogni tanto si diletta con i piedi ed è considerato molto più forte di ogni altro giovane a disposizione.

Al momento della comunicazione ufficiale delle due squadre il nome di Raffaele Di Fusco compare sia con il numero 12 che con il numero 16 (il primo all’epoca legato al secondo portiere e l’altro che veniva dato al bomber di riserva). In realtà in panchina non ne indossa nessuna delle due maglie, è in tuta. Pronto, infatti, a rispondere ad un eventuale chiamata di mister Bianchi a seconda del caso. L’occasione arriva al 79’ quando proprio Careca si fa male. “Raffaele spogliati” dice Bianchi. Di Fusco lo guarda un attimo negli occhi per poi immediatamente capire che fa sul serio. “D’altronde – dichiarò il giocatore in un’intervista – in allenamento mi diceva sempre che ero bravo in attacco”.

In panchina, in realtà, c’è anche Francesco Romano un centrocampista che, però, è lì solo per onor di firma dato che è reduce da un infortunio.  Il risultato è di 2 a 0 per l’Ascoli, serve un’impresa che di certo non potrà mai essere compiuta da un secondo portiere. Il risultato non cambia. Al momento dell’ingresso in campo però Bruno Giordano, ex Napoli passato proprio ai marchigiani, strilla alla sua squadra: “questo lo conosco marcatelo bene!”.

In campo gli avversari non credono ai propri occhi. Il portiere avversario Pazzagli quando lo vede arrivare in area la prima volta butta la palla fuori perché non capisce cosa sta succedendo. Di Fusco riesce anche, in un’azione successiva, a svettare di testa su un cross che lo stesso numero uno avversario para. Il risultato, come detto, rimane immutato e il Napoli perde la partita. Ma Giuseppe Di Fusco, in un certo  senso, la partita la  vince. È rimasto, infatti, l’unico giocatore nel campionato italiano a poter fare un’esperienza del genere.

Le regole infatti successivamente cambiano e un giocatore non potrà mai più essere sostituito con un portiere a meno che dell’espulsione del titolare. Lo storico secondo portiere del Napoli di Maradona, a suo modo,  entra nella storia.

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