Seria A 1984-1985: come ha fatto il Verona a vincere lo scudetto?

Scudetto VeronaAnno 1984-1985, lo scudetto del Verona: storia di un’annata pazzesca, coronata con un trionfo indimenticabile.

Sono passati più di 30 anni dallo scudetto del Verona, ma con la vittoria del Leicester City in Premier League nella stagione passata, non può che essere attuale. Certo, le differenze tra le due società sono ovviamente abissali, anche perché si tratta di due storie distanti 31 anni l’una dall’altra, ma le due favole possono definirsi parallele. Scudetto e Verona: due semplici parole, ma tanta emozione per ogni tifoso dell’Hellas.

Hellas Verona, la rosa della squadra

Partiamo dal modulo: una sorta di 3-4-1-2 quello dell’allenatore Osvaldo Bagnoli, con un’impostazione tattica difensiva praticamente perfetta. Tricella, capitano della squadra, ad agire da libero con licenza di inventare e due difensori rocciosi che non dovevano mai abbandonare la propria posizione, principalmente Fontolan e Ferroni. Difesa protetta da una diga a centrocampo, con Briegel e Volpati, coadiuvati dai due centrali di difesa, a copertura del libero che spesso agiva come regista difensivo.

Fase offensiva supportata da 3 effettivi: Marangon a coprire tutta la corsia mancina come terzino fluidificante, tanto importante in difesa quanto fondamentale in attacco; fascia destra presidiata principalmente da Fanna, con meno compiti difensivi rispetto al collega di fascia sinistra; un regista dietro le punte a fungere da fantasista e a dare supporto in difesa quando ce n’era di bisogno, Di Gennaro il titolare in quel ruolo.

Attacco a due composto dal salernitano Giuseppe Galderisi, capocannoniere della squadra con 13 gol di cui 11 in campionato, e dal danese Preben Elkjær Larsen, secondo nella classifica del pallone d’oro dello stesso anno dietro soltanto a Michel Platini ed uno dei due stranieri in squadra assieme a Briegel.

L’obiettivo di Bagnoli era quello di non dare spazio all’avversario, tenendo il pallone per la maggior parte del tempo con un blando possesso palla per cercare di addormentare il gioco, salvo poi ripartire con velocità grazie ai contropiedi fulminei e alla rapidità dell’ala destra e del fluidificante sinistro. Molto importante il mantenimento della posizione: tanta aggressività soprattutto nei contrasti, ma poco pressing.

Il Verona, storia di un mito

Alla fine di quella stagione, saranno 15 le vittorie dell’Hellas Verona, seguite da 13 pareggi e soltanto due sconfitte per mano di Torino, poi secondo quell’anno, ed Avellino. Le statistiche dimostrano la filosofia difensiva: 19 gol subiti e ben 16 clean sheets in 30 partite di campionato, delle restanti 14 partite, soltanto contro Torino, Avellino ed Udinese ha subito più di un gol. Una difesa praticamente invalicabile.

Un prologo di come sarebbe andato il campionato si è visto alla prima giornata di campionato, dove il Verona ha sconfitto per 3-1, grazie alle reti di Briegel e Galderisi nel primo tempo e Di Gennaro nel secondo tempo, il Napoli del primo Maradona (14 reti quell’anno), Salvatore Bagni, Ciro Ferrara, Daniel Bertoni. Vittoria che gli ha regalato la prima posizione in classifica che ha difeso con coraggio e dedizione per le restanti 29 partite di campionato, senza mai cedere il trono.

La verità è che, oggi come ieri, nel calcio vince chi mette più impegno dentro il rettangolo di gioco. E tutto l’impegno messo in campo dagli uomini di Bagnoli gli è valso l’entrata nella storia del calcio, ma soprattutto nel cuore di tutti gli scaligeri.

Daniel Lipari

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