Shevchenko e Lobanoskji: l’allievo e il maestro

sheva-lebonskyShevchenko non sarebbe stato Shevchenko senza gli allenamenti durissimi e gli insegnamenti di Lobanoskji.

Valerij  Lobanosvkji e Andriy Shevchenko furono una sorta di padre e figlio nel mondo del calcio. Il primo l’allenatore più forte mai avuto in Ucraina e capace di vincere una coppa europea, per la prima volta, con una squadra dell’Unione Sovietica (la Coppa delle Coppe del 1975 con la Dinamo Kiev). L’altro, tra i tanti riconoscimenti, definito da Pelé nel 2004 uno dei più grandi giocatori viventi (in una lista di 125 nomi).

Sheva deve veramente tanto a quest’uomo, è stato sicuramente il suo più grande maestro. Non a caso, l’ex attaccante del Milan, dopo aver vinto la Champions League del 2002-2003 (insieme a Pirlo e altri campioni), volò immediatamente a Kiev, andò sulla tomba di Lobanosvkji e gli lascio la medaglia ricevuta dopo il trionfo.

La leggenda vorrebbe che quando l’attaccante arrivò alla corte del “Colonnello” fumasse la bellezza di 40 sigarette al giorno. L’allenatore gliele vietò categoricamente e Sheva, da quel giorno, iniziò a sostituirle con i gol. Lobanosvki era un tipo strano. Per lui il calcio era “la professione e la vita”, nulla era lasciato al caso e nelle sue analisi tutto veniva studiato in modo scientifico. Il calciatore doveva essere selezionato con criteri tecnici e doti innate di carattere psicologico.

Pochi sanno che questo stratega della panchina sottoponeva a tutti i suoi giocatori, e così fece anche con l’attaccante pallone d’oro nel 2004, dei test attitudinali. Misurava tempi di reazione, istinto, velocità di ragionamento. Utilizzava degli stranissimi macchinari (il primo mister ad usare dei computer) e solo i candidati che rispondevano perfettamente alle prove potevano entrare nella sua rosa. “E se un giorno Shevcenko fosse stato più lento del dovuto con questi test?” – domandò un giornalista in una conferenza stampa – “Allora non sarebbe stato Shevcenko” rispose in modo lapidario il mister.

Shevecenko, appena arrivato a Milanello, dopo un allenamento chiese ai suoi nuovi compagni: “ma quando inizia quello vero?”. Il neoacquisto era abituato ai modi duri (ma efficaci) del suo maestro e, per questa ragione, rimase da solo altre due ore in campo facendo in tutta solitudine un allenamento supplementare. Così era abituato e così doveva fare.

Uno degli altri esercizi che Sheva aveva subito durante il periodo Lobanovskji si chiamava “salita mortale”. Erano delle ripetute al 18% di pendenza, se non si vomitava eri titolare, altrimenti panchina. Andriy, ovviamente, non vomitò mai. (Allenamenti da fare impallidire persino Zeman). Andriy Shevecenko non sarebbe mai diventato quello che è diventato senza una guida come il suo primo allenatore. Valery Lobanovsky, invece, anche senza l’incontro con quel giovane attaccante avrebbe comunque costruito il suo mito. Il “Colonnello”, inventore del calcio totale: grazie di essere esistito.

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