Torneo Viareggio 2007 sei giocatori africani tentano la fuga

camberene

Il Torneo di Viareggio è un’istituzione internazionale del calcio giovanile. La competizione, nata nel 1949, è arrivata alla 67esima edizione e ne ha visti nascere di campioni. Dino Zoff, Franco Baresi, Gaetano Scirea, Alessandro Del Piero e Francesco Totti, tanto per dire alcuni nomi, hanno tutti transitato per i campi della “Coppa di Carnevale”. Una storia grandi giocatori e di successi che, però, ha anche qualche episodio curioso. Come quello datato 2007, quando sei ragazzi di una squadra africana provarono, con il loro ingresso in Europa, un’improbabile fuga.

L’edizione 2007 del Torneo di Viareggio vede la partecipazione anche di una squadra del Senegal. È il De Camberene, una formazione con poche ambizioni che è stata invitata alla manifestazione per poter magari far mettere in luce qualche giovane promessa africana. L’esordio non è certo dei più facili, nel suo girone ci sono infatti sia l’Anderlecht che la Roma. Due formazioni che arriveranno rispettivamente quarta e seconda alla fine del torneo. Con il club belga gli africani perdono “solo” 1 a 0, contro i giallorossi invece l’esito è di 2 a 0. Dopo il doppio confronto, quindi, il De Camberene è giù fuori, manca da giocare un solo incontro quello contro la Cisco Roma.  Partita inutile, tra due club già eliminati, ma che potrebbe rappresentare comunque una bella vetrina, soprattutto per i giovani senegalesi. La teoria, mai come in questo caso, è però diversa dalla pratica.

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Sei giocatori del De Camberene, invece di caricarsi per quest’ultima partita della “Coppa di Carnevale”, optano, infatti, per la fuga. I giovani scompaiono letteralmente dall’albergo nel quale alloggiano. È noto come per gli africani l’Europa rappresenti una meta e per i tesserati del club senegalese, l’aver messo piede nel Vecchio Continente, è una possibilità. Non certo una possibilità di coronare il gioco del pallone in ambito professionistico, ma quella di poter abbandonare un contesto difficile e provare l’avventura verso paesi occidentalizzati. Con ancora addosso la tuta, senza vestiti e senza documenti, i giovani calciatori approfittano di una pausa pomeridiana per scappare.

«Tornate. Attorno a molti di voi ci sono interessi di grandi club», queste le parole, dell’epoca, di manager, allenatore e compagni di squadra della formazione senegalese. Il tecnico, l’italiano Paolo Berrettini, si unisce al coro: «se tornano nulla è cambiato nei loro confronti. So che alcuni di loro hanno parenti in Lombardia, nelle zone del Bresciano… Mi dispiace che siano fuggiti, perché intorno a questi ragazzi è cresciuto l’interesse anche di qualche club italiano come la Lazio, il Siena, la Sampdoria, l’ Udinese, il Mantova. Voglio far sapere loro che li perdono. Se torneranno non sarà cambiato nulla nei loro confronti».

Una storia che poco c’entra con il calcio. Una vicenda in grado, inoltre, di evidenziare come da quel 2007 la situazione di alcune zone del mondo sia ancora effettivamente problematica.

Ma come terminò  la storia dei fuggiaschi? Dopo appena qualche giorno arrivò l’epilogo. I sei giocatori si erano allontanati per raggiungere Milano, dove il fratellastro di uno di loro, invece di avvallare i loro sogni di fuga, avvertì i dirigenti del De Camberene.

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