Tre giovani calciatori della Corea del Nord tra Napoli e Fiorentina

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La chiusissima Repubblica Democratica di Corea si apre al campionato primavera italiano.

Sono, infatti, ben tre i giocatori dello stato guidato dal leader supremo Kim Young-un che sono sbarcati nel nostro calcio giovanile, due sono finiti al Napoli e uno alla Fiorentina.

I coreani del nord della rosa partenopea sono Ri Chol-Song e Jong Chang-Bom, il primo portiere e l’altro attaccante. Passando dalle parti di Firenze, invece, troviamo Choes Song Hyok, anche lui 18enne e di professione attaccante. Questo giocatore, grazie a una sua rete in finale, ha permesso alla nazionale under 16 del suo paese di vincere la Coppa d’Asia. Un gol capace di cambiare il corso della storia, perché neanche a farlo apposta l’altra finalista era la Corea del Sud. D’altronde, non bisogna essere degli esperti in geopolitica per capire che tra le due nazioni non scorre affatto buon sangue.

L’ultimo regime comunista del mondo contro uno stato dalle evidenti influenze americane e legato al capitalismo. Proprio grazie a questa prestazione Choes Song Hyok ha attirato gli occhi degli osservatori di molti paesi europei. Alla fine, a spuntarla, è stato Valentino Angeloni (capo scouting della Fiorentina) che ha aspettato lo scorso 8 febbraio, giorno del compimento della maggiore età, per tesserarlo con la Viola.

Tornando alla coppia di asiatici in forza al Napoli, invece, i due giocatori sono ancora in prova e, al contrario del collega e connazionale “fiorentino”, devono ancora dimostrare tutto prima di mettere nero su bianco le firme sul contratto. I due 18enni, si vocifera in alcuni ambienti, sembrerebbero essere finiti qua in Italia per via dei buoni rapporti che ci sono tra il senatore Antonio Razzi e la Corea del Nord. L’onorevole originario dell’Abruzzo, infatti, ha spesso viaggiato tra l’Italia e la nazione asiatica. Innumerevoli i suoi incontri con il leader supremo Kim Young-un e, in più di un’occasione, anche le sue dichiarazioni positive sul paese («sembra la Svizzera»; «le persone sono precise»; «una pulizia delle strade sorprendente»).

Come è possibile che la “dittatura” più chiusa al mondo abbia permesso a questi tre giocatori di arrivare in Italia è un mistero. Si dice, infatti, che dalla Corea del Nord non si esce facilmente e che il forte nazionalismo tenda a far crescere i propri talenti sportivi in patria. Di queste tre promesse calcistiche si sa poco e nulla, quel poco dice che provengono tutti dalla stessa squadra: il Chobyong sport club di Pyongyang.

La parola Chobyong, in coreano, significa soldati (o milizia)… che questo terzetto di giovani abbia poco a che fare con il calcio e siano invece delle spie della Corea del Nord mandate a spiare l’occidente? Forse è fantascienza, ma il fatto che in Europa – oltre a loro – ci sia un solo altro calciatore (Pak Kwang-ryong al Losanna in Svizzera) ci fa rispolverare una vecchia massima: a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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